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Il sole dietro la cima

Insicurezza alimentare, crisi economica, disoccupazione, povertà e il congelamento degli aiuti internazionali rendono la vita delle famiglie afgane sempre più precaria. Lo è per le famiglie di Kabul, è ancora più complessa per chi abita lontano dalle aree urbane, in un territorio come il Panshir.

Qui, ogni mattina, i bambini si svegliano già sapendo di dover aiutare i più grandi per il sostentamento famigliare: portare l’acqua dal fiume, accudire le capre, raccogliere la legna.

La scuola, quando è aperta, non è accessibile a tutti. L’insufficienza di denaro costringe le famiglie a fare delle scelte difficili: mangiare, curarsi, spostarsi o acquistare i libri necessari per garantire l’istruzione ai propri figli. L’agricoltura, tra i pochi mezzi di sussistenza, spesso non permette di vivere una vita dignitosa.

Il Panshir è una valle maestosa: tra le alte montagne dell’Hindu Kush, le case di pietra o di fango affiorano incastonate tra i pendii montuosi, dove si arrampicano strade sterrate e sentieri tra i campi di orzo e i ruscelli.

Tra queste gole le persone fanno fatica ad accedere ai servizi essenziali.

L’elettricità è intermittente, l’accesso a internet e ai dispositivi digitali molto limitato. Le comunicazioni, specie durante gli inverni rigidi e nevosi, diventano più flebili. Le strutture sanitarie sono spesso poco equipaggiate, difficili da raggiungere con i pochi mezzi disponibili. Il taglio dei fondi internazionali produce carenza di apparecchiature, farmaci, personale. E a farne le spese sono i più vulnerabili.

Il lavoro del Centro di EMERGENCY in Panshir

Tre le montagne del Panshir, ad Anabah, sorgono il Centro chirurgico e pediatrico e il Centro di maternità di EMERGENCY: luoghi di cura specializzati completamente gratuiti, punto di riferimento per tutto il nord del Paese.

S. è arrivata in ospedale accompagnata dalla zia, vengono da un remoto villaggio a diverse ore di distanza.

S. è orfana: la madre è morta a causa di un’emorragia subito dopo il parto, che non è avvenuto in ospedale Ha diverse patologie: malnutrizione acuta, una polmonite grave, shock circolatorio, sepsi, convulsioni, febbre alta e anche una cardiopatia congenita.

A causa delle condizioni gravi, la terapia è stata complessa e il ricovero lungo, ma le cure hanno avuto esiti positivi ed è stata dimessa.

Una settimana dopo le dimissioni, zia e nipote sono tornate di nuovo: S. aveva contratto il morbillo e la polmonite era ricomparsa. È stata nuovamente sottoposta a cure intensive, e, anche questa volta, ha risposto bene al trattamento ed è potuta tornare a casa in condizioni migliori.

Le nostre pediatre sono state colpite dalla sua forza e dalla determinazione. Ogni giorno incontriamo le persone che abitano la valle e che cercano di curarsi e curare i loro figli provando a superare le barriere geografiche, economiche, culturali.

E. era a fare una gita sul fiume con la sua famiglia. Volevano fare una nuotata e rinfrescarsi dal caldo.

Durante il viaggio di ritorno, dopo una curva stretta, c’è stato un incidente con un’altra macchina. I. è stato trasportato d’urgenza nel nostro Centro chirurgico di Anabah, dove ha subito due interventi. Gli abbiamo applicato un fissatore interno per stabilizzare la frattura al femore.

È stato in ospedale diverse settimane prima di essere dimesso.

EMERGENCY in Panshir: un punto di riferimento per la salute materno-infantile

Siamo anche un punto di riferimento per la salute materno-infantile, tra cui ginecologhe ed ostetriche che assicurano assistenza qualificata e sicura alle donne della Valle e delle aree vicine. Ogni mese qui avvengono circa 600 parti.

Nel momento in cui vengono accolte in ospedale, le nostre pazienti entrano in contatto con un mondo a cui sono più abituate. Ognuna ha il proprio letto, la propria biancheria, libero accesso ad acqua calda e farmaci gratuiti.
Il personale che le affianca è gentile, ha a cuore la salute delle donne come loro. Per loro non è solo un ricovero, è anche un’esperienza di dignità.

Keren Picucci - Ginecologa del Centro di Maternità di EMERGENCY ad Anabah

La Rete sanitaria nei villaggi più remoti

Il Centro è collegato a una rete di 16 Posti di primo soccorso e di salute primaria e di base che funzionano da sentinelle dell’ospedale centrale nei villaggi più remoti: questa rete è spesso l’unico baluardo per centinaia di migliaia di persone che abitano questa enclave.

In 4 di questi Centri offriamo, nello specifico, servizi di salute sessuale e riproduttiva grazie al lavoro di ostetriche locali che abbiamo formato per modellare il nostro lavoro sui bisogni più urgenti delle comunità.

L’Afghanistan registra un tasso di mortalità materna quasi tre volte superiore alla media mondiale: ogni 100.000 nascite, 600 donne perdono la vita (OCHA).

Nelle nostre cliniche offriamo assistenza prenatale in un territorio dove l’accesso a strumenti diagnostici, come gli ecografi, è molto limitato. Le nostre ostetriche accompagnano le donne passo dopo passo durante la gravidanza, assicurando un monitoraggio attento, consigli utili per la salute e un sostegno continuo fino al momento del parto.

Quello che vediamo ogni giorno è un impoverimento drammatico della popolazione che si riflette nella gravità delle patologie ostetriche. Ricordo il ricovero di una donna giovane e sana di 22 anni che aveva partorito in casa poche ore prima senza ricevere alcuna assistenza e ha sofferto una grave emorragia. Imprevisti che potrebbero essere semplicemente risolti, se prevenuti, ma che qui rischiano di trasformarsi in un disastro.

Keren Picucci - Ginecologa del Centro di Maternità di EMERGENCY ad Anabah

Partorire in Afghanistan è una vera e propria un’impresa

La madre ha partorito due gemelle, ma solo F. è sopravvissuta: la sorella è morta poco dopo il parto.

Alla nascita, F. pesava poco più di un kg: dopo il parto l’abbiamo subito trasferita in TIN, la terapia intensiva neonatale.

Per tre settimane ha ricevuto un trattamento di cure complete e poi è stata trasferita nel reparto di maternità. Qui ha iniziato gradualmente l’allattamento al seno, alternando l’alimentazione tramite sondino.

Sua madre D. sta sperimentando con la sua bambina la tecnica Kangaroo: una pratica che si basa sul contatto pelle a pelle per favorire lo sviluppo e la crescita della piccola, la stabilità fisiologica tra temperatura corporea, respiro e battito e amplificare il legame madre-bambino.

Le donne portano avanti gravidanze a rischio per motivi economici, culturali o legati all’impossibilità di muoversi liberamente sul territorio. Le conseguenze di questi limiti compromettono lo sviluppo di funzioni vitali per i nuovi nati.

La povertà spesso le obbliga a partorire in casa poiché senza risorse per compiere viaggi lunghi e costosi. La distanza da Kabul è di centinaia di chilometri: un tragitto inaffrontabile per chi non ha risorse per pagarsi un viaggio o qualche litro di carburante.

Se riescono a raggiungere una struttura sanitaria, la riduzione progressiva o la completa assenza di personale femminile nel Paese le costringe a rinunciare alle cure.

Sulle cartelle cliniche ho notato che il nome di molte pazienti che ho incontrato in questi anni, in lingua dari (una delle due lingue parlate in Afghanistan), vuol dire ‘fiore, fiore in boccio, fiore di montagna, fiore profumato’. Ora provo un enorme struggimento a ricordare il significato di questi nomi. Anche quando prendo in braccio una neonata, se penso al contrasto stridente tra la delicatezza del loro nome e la brutalità del loro destino.

Keren Picucci - Ginecologa del Centro di Maternità di EMERGENCY ad Anabah

Nel nostro Centro di maternità lavorano 150 colleghe afgane che si impegnano a garantire le cure necessarie alle donne afgane.

Ogni nuova nascita in questa valle è un segno di speranza per l’intera comunità. Nell’ombra in cui è piombato tutto l’Afghanistan, la vita si fa spazio per illuminare il buio che sta attraversando il Paese.

Come un sole che sorge da dietro la cima. 

 

Questo progetto è finanziato da European Union Civil Protection and Humanitarian Aid