Report di attività

Nel report di EMERGENCY raccontiamo e rendicontiamo l'andamento dei nostri programmi umanitari e delle nostre attività.

Tra il 1994 e il 2025 in tutte le nostre strutture sono state curate
gratuitamente oltre 14 milioni di persone.

Rossella Miccio, Presidente di EMERGENCY

Il senso dell’umano

L’introduzione di Rossella Miccio, Presidente di EMERGENCY, al Report 2025

Anche il 2025 è stato un anno di guerra: smarrito ormai il senso della misura, della soglia condivisa e dell’umano, quanto abbiamo visto avvenire nei luoghi dove operiamo ha confermato lo smantellamento del patto di convivenza sancito dal diritto internazionale e dai diritti universali. In questa frattura storica di erosione del limite e del discernimento, molti sono rimasti impotenti ma molti così sdegnati da ritrovare voce.

Le persone comuni sono state l’unica bussola e la Striscia di Gaza il catalizzatore della loro solidarietà. Dalla terra al mare, una ritrovata coscienza politica della società civile ha dato lezioni di umanità e uguaglianza alla politica stessa, complice di una grammatica di guerra e di riarmo che ha soppiantato la diplomazia e la giustizia.

Anche EMERGENCY si è fatta bandiera di questo sgomento, unendosi alla Global Sumud Flotilla, perché testimone oculare della disumanizzazione pianificata della Striscia, dell’aiuto umanitario come nuovo bersaglio militare e della fame quale primitiva arma di morte affiancata da strumenti sempre più sofisticati. E mentre nella safe zone di Gaza, che nulla ha di sicuro, abbiamo assistito malati cronici, donne in gravidanza e bambini malnutriti, il nostro staff in Ucraina ha strutturato un sistema di cure di prossimità per le fasce vulnerabili del Donbass e Kharkiv, martoriate da oltre tre anni di invasione.

Il nostro lavoro si è intensificato anche in mezzo a guerre lontane dagli interessi del mainstream: in Sudan abbiamo riaperto la clinica pediatrica di Mayo, chiusa dallo scoppio del conflitto, restituendo un presidio fondamentale alla popolazione stremata. Nel Mediterraneo, in contrasto alla guerra non dichiarata ai migranti, abbiamo continuato a soccorrere. In Afghanistan, dove non si combatte più ma si muore di crisi umanitaria, i nostri ospedali restano spazi unici di cura e di diritti, anche attraverso la formazione del personale locale, donne incluse.

A proposito di spazi, ripristinare dal basso quello della pace è l’atto più democratico e meno negoziabile che ci resta. La normalizzazione della guerra inizia quando cambia il linguaggio e diventa parte del discorso quotidiano. Con la nostra campagna “R1PUD1A”, ci siamo ripromessi di tentare una rivoluzione culturale per recuperare la responsabilità sociale delle parole e orientare una coscienza costituzionale, una lucidità collettiva, contro le scorciatoie interpretative che ci vogliono ammaestrati alla guerra come scelta inevitabile.

Nelle pagine che seguono troverete un resoconto delle nostre attività, che è espressione della nostra posizione nel mondo: ci riconosciamo umanisti, dedicandoci alla cura della famiglia umana come orizzonte e alla tutela dei diritti di ciascuno come principio.

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