Report di attività

Nel report di EMERGENCY raccontiamo e rendicontiamo l'andamento dei nostri programmi umanitari e delle nostre attività.

Un impegno che cresce

L’introduzione di Rossella Miccio, Presidente di EMERGENCY al Report 2017

Quando il 19 aprile del 2007 abbiamo effettuato il primo intervento a cuore aperto al Centro Salam di Khartoum, nessuno di noi immaginava che 10 anni dopo avremmo raggiunto risultati così significativi. Abbiamo curato in maniera completamente gratuita oltre 7.000 pazienti provenienti da 28 Paesi diversi, dimostrando che un altro modo di fare medicina in Africa è possibile: abbiamo garantito risultati clinici eccellenti e continuità nelle cure nonostante le risorse limitate e le distanze, superando barriere politiche, linguistiche, culturali per creare una struttura aperta e accogliente dove praticare l’eguaglianza in dignità e diritti di ciascun individuo.

Nel 2017 abbiamo finalmente iniziato i lavori di costruzione del secondo Centro di eccellenza che apriremo in Uganda, ad Entebbe, sulle rive del Lago Vittoria. Questa volta ci occuperemo di chirurgia pediatrica, ma l’approccio e il modello saranno gli stessi del Centro Salam: eguaglianza, qualità, gratuità, formazione saranno i principi che ci guideranno in questa nuova sfida.

Mentre lavoravamo per aprire il cantiere in Uganda, ci siamo trovati a progettare la ristrutturazione di un altro ospedale. A 12 anni da quella che per noi è stata una “success story” – il passaggio di consegne dell’ospedale che avevamo costruito e gestito per 8 anni – siamo stati invitati dalle autorità sanitarie locali a tornare ad Erbil, in Iraq. L’ultima guerra che ha colpito la regione, quella contro l’Isis, ha infatti distrutto quanto era stato costruito nei precedenti 10 anni, a partire dal sistema sanitario. Nei mesi in cui abbiamo lavorato a Erbil abbiamo avuto la conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, che l’unica realtà della guerra sono le sue vittime, in questo caso le migliaia di feriti che arrivavano da Mosul. A Mosul, per quasi un anno, non un solo ospedale è stato in grado di rispondere ai bisogni della popolazione. Oggi, a città “libera”, la ricostruzione è estremamente lenta e ben al di sotto delle necessità. Per questo motivo abbiamo deciso di continuare a sostenere le vittime di guerra con un programma specifico per garantire nel centro di EMERGENCY a Sulaimaniya protesi e riabilitazione ai tanti che hanno perso un braccio o una gamba durante la guerra.

E mentre cercavamo di rispondere nel miglior modo possibile ai bisogni delle vittime di guerra, abbiamo scoperto che i principi e valori che guidano il nostro operato quotidiano e che consideravamo patrimonio condiviso venivano messi in discussione proprio a casa nostra. Nel corso del 2017 abbiamo dovuto prendere atto di una crescente insofferenza verso quanti cercano di trovare sicurezza e rifugio in Europa. Questa insofferenza è sfociata in una vera e propria criminalizzazione non solo dei migranti, ma anche di quanti, singoli o associazioni, cerchino di aiutarli. In questo clima ostile abbiamo intensificato il nostro lavoro a favore dei migranti e delle persone più vulnerabili in tutta Italia, dalla Sicilia alle periferie milanesi, dalle campagne dell’agro pontino alle Marche colpite dal terremoto.

Abbiamo però anche cercato di aumentare il nostro impegno per ribadire i valori fondanti della nostra società e promuovere lo sviluppo di rapporti basati sul rispetto reciproco e sul riconoscimento della dignità di ciascun essere umano nelle scuole, nelle università, negli eventi, su tutti i nostri canali di comunicazione. Abbiamo potuto contare sulla passione e il sostegno di centinaia di migliaia di persone che hanno creduto in EMERGENCY e hanno deciso di essere al fianco dei nostri operatori in Italia e nel mondo.

Il mio – il nostro – grazie, va quindi a tutti coloro che hanno deciso di unirsi a noi in questo percorso donando parte del proprio tempo, mettendo a disposizione le proprie competenze e sostenendoci economicamente.

Le sfide che ci aspettano continuano a crescere in quantità e complessità, ma il senso di responsabilità di rappresentare la volontà di così tante persone, ci stimola a impegnarci sempre di più per dare risposte ai bisogni delle persone vulnerabili e dimostrare che un altro modo di vivere insieme è possibile, oltre che necessario.

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