Report di attività

Nel report di EMERGENCY raccontiamo e rendicontiamo l'andamento dei nostri programmi umanitari e delle nostre attività.

Il cerchio e la linea

L’introduzione di Cecilia Strada al Report 2016

Tre linee rosse in un cerchio. È semplice, il logo di EMERGENCY, come è semplice il principio che mettiamo in pratica ogni giorno: aiutare chi ha bisogno, punto. Quel tratto rosso inizia nel 1994 e lo ritrovate, a tagliare il muro bianco, nelle corsie dei centri chirurgici per vittime di guerra: è con questa urgenza che siamo nati, soccorrere i feriti, che per il novanta per cento sono civili. Poi non ci bastava più averli soccorsi, non volevamo arrenderci all’idea di dimettere dai nostri ospedali uomini, donne e bambini con gravissime mutilazioni che mai più avrebbero potuto badare a se stessi, nemmeno nelle più semplici attività quotidiane, quindi abbiamo iniziato a costruire protesi di braccia e gambe per rimetterli in piedi.

Intanto, ogni giorno, allargavamo un po’ la nostra idea iniziale di vittime di guerra: non solo chi è stato straziato da mine e pallottole, bombe e autobombe, ma anche chi sta male per qualsiasi motivo e non può andare da un medico perché arrivarci significa rischiare di finire in mezzo ai combattimenti, essere rapito o rapinato, o non tornare più a casa. O quelli che un ospedale non ce l’hanno, perché dove c’è la guerra di solito si pensa a combattere e non a costruire ospedali.

Così la linea rossa si è allungata oltre le corsie della chirurgia di guerra per continuare nei posti di primo soccorso e nei centri di medicina di base sparsi sul territorio, dove altri posti dove andare quando sei malato non ce ne sono, e se non salti su una mina puoi morire di polmonite, malaria, o di parto. Poi mentre facevamo tutto questo abbiamo iniziato a chiederci “è tutto qui quello cui hanno diritto?” o – detta in un altro modo – “se fosse la nostra salute e quella dei nostri amati, ci basterebbe?”. È la domanda di fondo che ha portato la linea rossa ad allungarsi fino ai muri della cardiochirurgia in Africa, gratuita e regionale.

E intanto guardavamo fuori dalla finestra degli uffici in Italia e vedevamo sempre più persone che avevano bisogno di una mano per essere curati e per entrare o rientrare nel sistema sanitario nazionale, e la linea rossa – dieci anni fa – ha iniziato ad allungarsi fino ai poliambulatori e i centri di orientamento socio sanitario, fino alla livrea degli ambulatori con le ruote che in campagna e in città, al sud come al nord, ogni giorno fanno una cosa semplice: aiutano chi ha bisogno, punto.

Ma forse la cosa più bella del logo è il cerchio: perché per esistere un cerchio ha bisogno di tutti, ognuno lo compone facendo la sua parte. Tra tutte le cose importanti che ho avuto l’opportunità di imparare in questi anni, la splendida lezione di vita di EMERGENCY, per me, è soprattutto questa: mettiamoci insieme a fare, ognuno come sa e ognuno come può – e quasi senza rendercene conto abbiamo curato otto milioni di persone. Quel “quasi” è l’impegno che ci mettiamo ogni giorno per essere un altro punto rosso, di questa linea che è anche un cerchio.

LINEA DEL TEMPO:
il 2016 di EMERGENCY

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