Bilancio sociale

Un filo rosso per collegare i numeri dei nostri progetti alle storie che raccogliamo nel nostro impegno quotidiano.

Il Bilancio sociale di EMERGENCY ha l’obiettivo di comunicare e misurare i risultati raggiunti dall’Associazione, e rappresenta uno strumento di trasparenza e rendicontazione che EMERGENCY mette a disposizione dei propri stakeholder.

L’edizione 2025 restituisce il lavoro svolto nel corso dell’anno attraverso dati, testimonianze e approfondimenti che raccontano l’impegno di EMERGENCY nel garantire cure gratuite e di qualità e nel promuovere una cultura di pace, dando rilievo alle esperienze e alle prospettive di chi opera quotidianamente sul campo.

È il risultato di un percorso condiviso che coinvolge tutti i dipartimenti dell’Associazione. Informazioni quantitative, dati economici e contributi qualitativi confluiscono in un lavoro di raccolta e analisi che permette di documentare attività, risultati e prospettive, offrendo anche un confronto con gli anni precedenti per leggere l’evoluzione del nostro lavoro.

La rendicontazione è redatta in conformità alle Linee guida del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e agli standard promossi dall’Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale (AOI), nel rispetto dei principi di trasparenza, completezza, comparabilità, verificabilità e attendibilità che guidano il nostro modo di raccontare l’Associazione.

[...] Questo documento è per noi un appuntamento annuale fondamentale: da strumento di rendicontazione diviene spazio etico dove raccontare il valore umano e sociale della nostra Organizzazione.

Il tema di quest’anno è la voce, quella che cerchiamo di restituire a ognuno dei nostri pazienti e quella comune, che vogliamo incoraggiare contro l’infiltrazione sociale della guerra e del riarmo. La voce di EMERGENCY è una voce collettiva e solidale ad oggi indispensabile; nasce tra i quasi quattro mila operatori nel mondo e si amplifica attraverso una comunità di volontari, donatori privati, aziende, istituzioni e fondazioni che la rendono moto ricostitutivo dei legami di prossimità. Nel 2025, questi legami sono stati non solo obiettivo ma anche metodo del nostro operato […]

[...] Anche quest’anno abbiamo fatto eco al nostro impatto sanitario nelle piazze e nelle scuole, con iniziative di cultura di pace – uno strumento imprescindibile per ricomporre legami e ritrovare una voce comune -, come la nostra campagna R1PUD1A, che consideriamo laboratorio di coscienza e partecipazione civile per rinnovare l’impegno costituzionale a superare le dottrine belliciste […]

Rossella Miccio, Presidente di EMERGENCY

La voce

Ogni anno il Bilancio Sociale sceglie un filo conduttore attraverso cui raccontare il lavoro di EMERGENCY. Per l’edizione 2025 abbiamo scelto La Voce, un titolo che richiama la volontà di dare spazio alle testimonianze, alle esperienze e ai punti di vista delle persone che contribuiscono ogni giorno al lavoro dell’Associazione nei diversi contesti in cui opera.

È la voce di chi cura, di chi organizza, di chi sostiene e di chi sceglie di esserci. Sono le persone, attraverso le loro esperienze e i loro sguardi, a essere al centro del nostro lavoro: dalle loro storie emerge il racconto delle sfide affrontate nel corso del 2025 e del modo in cui EMERGENCY ha continuato ad adattarsi a contesti complessi e in continua evoluzione, segnati dalla crisi del diritto internazionale e dal protrarsi dei conflitti armati.

In questa edizione abbiamo scelto di mettere in risalto il ruolo dello staff locale, valorizzandone l’esperienza attraverso quattro interviste che raccontano l’impegno quotidiano, le difficoltà affrontate e il legame costruito tra EMERGENCY e le comunità di riferimento.

Voci dal nostro staff

Ali Nassir

“Ho iniziato il mio percorso in EMERGENCY nel 2017. Facevo l’autista e, un giorno, una signora mi ha chiesto di accompagnarla al Centro Salam. Durante il tragitto mi ha raccontato di questo ospedale dedicato ai pazienti affetti da malattie cardiache congenite e reumatiche e del fatto che offrisse cure completamente gratuite. Quella conversazione mi ha incuriosito. Dopo qualche settimana di colloqui e selezioni, sono entrato a far parte di EMERGENCY come autista del personale dell’ospedale.

Mi è stata poi affidata una nuova responsabilità: occuparmi dei visti e delle prenotazioni per il personale. Per circa un anno ho lavorato a stretto contatto con l’Ufficio Risorse Umane, seguendo le procedure amministrative legate ai viaggi e ai biglietti aerei.

È stata un’esperienza che mi ha permesso di imparare molto e di conoscere meglio il funzionamento dell’Organizzazione.

Con lo scoppio della guerra, ho scelto di restare in Sudan e di continuare a sostenere il lavoro di EMERGENCY, facendone parte. Sono diventato liaison manager, un ruolo di collegamento tra l’Organizzazione, le istituzioni, i partner e soprattutto le persone che hanno bisogno dei servizi del Centro. Insieme ad alcuni colleghi ho viaggiato spesso tra Khartoum e Port Sudan, diventata nel frattempo capitale de facto e il principale centro amministrativo del Paese, per garantire la continuità delle attività.

Per circa otto mesi ho lavorato da Port Sudan, supportando il responsabile delle spedizioni e continuando a seguire i visti e le prenotazioni del personale in transito. Successivamente sono rientrato a Khartoum.

In questi anni di guerra non ci siamo mai fermati. Il Centro Salam è rimasto un punto di riferimento per migliaia di persone. Il 2025 è stato uno dei periodi più difficili. Molti pazienti non riuscivano a raggiungere l’ospedale a causa dei combattimenti e, come responsabile delle relazioni esterne, cercavo di mantenere un contatto costante con la comunità. Mi occupavo anche dell’approvvigionamento alimentare dell’ospedale e del coordinamento con i fornitori di carburante, indispensabile per continuare a far funzionare la struttura.

Una parte importante del mio lavoro consisteva nel dialogare con tutte le parti coinvolte nel conflitto per proteggere i pazienti e fare in modo che il Centro Salam non diventasse un obiettivo militare. EMERGENCY ha continuato a garantire assistenza sanitaria a chiunque ne avesse bisogno, non solo ai pazienti cardiopatici. Con molti ospedali ormai fuori servizio, persone provenienti anche dalle aree più periferiche di Khartoum affrontavano viaggi di due o tre giorni per raggiungerci, spesso arrivando in condizioni estremamente critiche.”

Ghulam Ali

“Ho deciso di intraprendere questo percorso perché volevo fare davvero la differenza nella vita delle persone. Crescendo, ho visto quanto fosse difficile per il mio popolo accedere all’assistenza sanitaria e come anche un semplice sostegno medico potesse alleviare la sofferenza. Far parte di EMERGENCY non è stato solo un lavoro, ma una missione, che mi motiva ogni giorno.

Dal 2016 sono Field Officer nell’area di Anabah, Valle del Panshir, responsabile delle strutture sanitarie in quattro province, con il compito di supervisionare i servizi sanitari e garantire ai pazienti un’assistenza gratuita e di alta qualità. Con EMERGENCY non mi limito a fornire cure, ma mi concentro anche sulla formazione del personale locale. Fornire assistenza aiuta a soddisfare i bisogni immediati, ma formare il personale rafforza le capacità locali e garantisce che le comunità possano continuare ad accedere a un’assistenza sanitaria di qualità, anche in situazioni difficili. Questo approccio aiuta le strutture a operare in modo più efficace, migliora i risultati terapeutici dei pazienti e garantisce la continuità dei servizi anche quando il sostegno esterno è limitato. Nelle aree fragili e colpite da conflitti e povertà, combinare le cure con lo sviluppo delle capacità è essenziale per ottenere un impatto a lungo termine. Le mie conoscenze e la mia esperienza mi aiutano a supervisionare efficacemente le cliniche, a garantire un’assistenza di qualità, a sostenere e formare il resto del personale e a migliorare il funzionamento delle strutture sanitarie. Condividendo ciò che ho imparato, contribuisco a rendere più forte la mia comunità.

Una delle esperienze che mi sono rimaste più impresse risale al devastante terremoto che ha colpito Paktika nel 2022, in cui molte persone hanno perso la vita o sono rimaste ferite. Sono stato inviato sul posto con una squadra per fornire assistenza medica nella zona colpita. Tra i pazienti, abbiamo trovato otto persone affette da grave disidratazione. Una di loro era un bambino di 8 anni, accompagnato da una donna anziana. Mentre iniziavo a curare il bambino, la donna mi ha detto «La prego, aiuti mio nipote. Della nostra famiglia di quindici persone, siamo sopravvissuti solo io e lui. Gli altri sono rimasti sepolti sotto le macerie». È svenuta poco dopo. Mi sono concentrato immediatamente sulla stabilizzazione del bambino. Dopo avergli somministrato dei liquidi, le sue condizioni sono migliorate lentamente, uscendo dallo stato di shock. Fornire assistenza sanitaria in queste zone non significa solo curare le malattie, ma dare speranza, salvare vite umane e garantire la tutela dei diritti fondamentali.

Perciò sono grato a tutti i sostenitori di EMERGENCY. I versi di Saadi Sherazi ci ricordano che tutti gli esseri umani sono collegati e che, quando uno soffre, tutti soffrono. Il vostro sostegno contribuisce ad alleviare le sofferenze di molte famiglie e a salvare vite umane.

“Bani Adam a’za-ye yek digarand
Ke dar afarinesh ze yek goharand
Cho ozv be dard avarad ruzegar
Digar ozv-ha ra namad qarar”

I figli di Adamo sono membra di un unico corpo,
poiché nella creazione sono di un’unica essenza.
Quando il destino infligge dolore a una membra,
le altre membra non possono restare inerti.

Sheila (guarda il video)

“Lavoro nel reparto di radiologia del Centro di chirurgia pediatrica di EMERGENCY dal 2021. Per anni mi sono formata sotto la stretta supervisione dei tecnici internazionali. Grazie al mio impegno e al loro metodo di insegnamento, ho imparato moltissimo fino a diventare responsabile del mio team. Oltre alle consuete riunioni di reparto e alle procedure standard di lavoro, ogni giorno insegno a ciascuno l’importanza del lavoro di squadra. È questo l’approccio che adotto, affinché tutti raggiungano un livello di autonomia professionale indispensabile. In questo ospedale disponiamo di un programma di formazione medica continua, pianificato durante tutto l’anno e comprensivo di sessioni teoriche e pratiche. Stiamo diventando un hub formativo regionale per chirurghi e anestesisti specializzandi, giovani specialisti e infermieri provenienti dall’intera regione.  

Dopo tanti anni di pratica, mi sento davvero competente grazie all’esperienza e alle conoscenze che ho acquisito, nonché grazie al personale specializzato ed esperto con cui interagisco ogni giorno. Nel mio reparto, lo strumentario diagnostico di qualità permette di ridurre l’esposizione dei bambini alle radiazioni e di implementare dei protocolli sanitari che ne tutelano la sicurezza. Forniamo diagnosi tempestive e grazie alla formazione continua, impariamo a gestire anche i casi di emergenza.   

Il nostro ospedale non fornisce assistenza chirurgica solo ai pazienti ugandesi, ma offre a tutta la regione un accesso completamente gratuito agli interventi di chirurgia elettiva, generale e specialistica. Nell’affrontare procedure chirurgiche complesse, la presenza di team multidisciplinari consente di ridurre notevolmente gli errori clinici, di migliorare i risultati e di rendere il decorso postoperatorio dei pazienti più veloce. Mi sento nel posto giusto. Ho capito di esserlo appena mi sono resa conto del grado di efficienza dei reparti e della loro organizzazione. Tutto è sistematizzato, le procedure sono facilmente accessibili, il flusso di lavoro è standardizzato. E poi amo lavorare con i bambini.  

Dal 2021 il Centro pediatrico di Entebbe contribuisce a migliorare e a valorizzare la loro vita.” 

Zohuruddin (guarda il video)

“Sono un tecnico biomedicale. Negli ultimi dieci anni, questa professione ha iniziato a crescere anche nel mio Paese, l’Afghanistan, ad essere insegnata nelle Università e nei centri di formazione, e ad attirare l’attenzione delle giovani generazioni. Per fortuna io sono stato uno di loro.

La mia carriera in EMERGENCY è iniziata nel giugno 2020. Ricordo ancora il mio primo giorno nel Centro chirurgico di Kabul: mi sembrava un ospedale come tanti altri, impegnato a offrire cure alle persone che ne avevano più bisogno. Ben presto, ho capito che avrebbe rappresentato anche un luogo in cui poter imparare, crescere professionalmente e fare davvero la differenza, e oggi mi sento parte di una grande famiglia.

Quando sono entrato in questa ONG, ho iniziato in una posizione junior. Eravamo già nella seconda fase della pandemia di COVID-19. Da quel momento, sono cambiate molte cose in tutte le nostre strutture: abbiamo introdotto nuove procedure, nuove norme di pulizia e manutenzione delle attrezzature.

Con il passare del tempo, ho affinato le mie competenze, lavorando a fianco dei tecnici senior e internazionali, e ho raggiunto anche io una posizione di rilievo; così mi si è presentata l’opportunità di diventare membro dello staff internazionale e di formare i colleghi locali in tecnologia e tecniche biomediche di altre strutture, prima il Centro di chirurgia pediatrica a Entebbe e ora il Centro Salam di cardiochirurgia Khartoum.

In una situazione di guerra, come quella che ho vissuto in Afghanistan e ora qui in Sudan, è fondamentale utilizzare le risorse con saggezza e garantire una formazione adeguata al personale. È importante che i colleghi ricevano un buon bagaglio professionale, iniziando come ho fatto io in passato da piccole cose elementari, per proseguire con le procedure standardizzate, fino a raggiungere autonomia. Da quando lavoro qui, oltre alla formazione tecnica, che riguarda la risoluzione dei problemi, il funzionamento, l’utilizzo delle macchine c’è anche un altro tipo di formazione sulla quale insisto, che riguarda il lavoro di squadra, la comunicazione e la creazione di una solida rete professionale.

Come professionista del settore biomedico, credo che il tecnico e l’ingegnere biomedico non siano sempre le figure più visibili, ma svolgano un ruolo fondamentale. Viviamo infatti in un’epoca in cui la tecnologia è parte integrante dell’assistenza sanitaria. La gestione del paziente, gli interventi chirurgici, il monitoraggio e gran parte delle informazioni cliniche dipendono dal corretto funzionamento delle tecnologie mediche. Per questo i professionisti biomedici sono essenziali: si assicurano che queste tecnologie siano sicure, efficienti e che funzionino correttamente, affinché possano essere utilizzate a beneficio dei pazienti. Le scienze biomediche rendono possibile il funzionamento delle tecnologie su cui si basa la qualità delle cure e la vita stessa del paziente.

Occuparmi delle generazioni più giovani è una grande opportunità per me perché trasmettere loro un bagaglio di conoscenze professionali significa investire nelle persone che, domani, garantiranno la continuità e la qualità delle cure nelle loro comunità.”

Bilancio sociale di EMERGENCY: archivio

2018-2020: il Report di sostenibilità

Tra il 2018 e il 2020 abbiamo pubblicato il nostro Report di sostenibilità, importante strumento per rendere i nostri sostenitori e donatori più partecipi e consapevoli dell’impatto del loro fondamentale supporto.

Con il Report di sostenibilità, dal 2021 evoluto in Bilancio sociale, abbiamo illustrato in maniera trasparente cosa significa essere sostenibili e in che modo applichiamo questo concetto al nostro lavoro: la sostenibilità per noi non può essere disgiunta da parole come uguaglianza, dignità, responsabilità sociale, consapevolezza e partecipazione.

Leggi i report di sostenibilità

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