Guerra: a Port Sudan l’anemia pediatrica mostra l’impatto silenzioso del conflitto
Da inizio anno, nel nostro Centro pediatrico di Port Sudan, il 23% degli 8.770 pazienti visitati per la prima volta presentava anemia: quasi un bambino su quattro.
“La presenza di anemia tra i bambini rappresenta un importante indicatore di vulnerabilità nutrizionale e sanitaria”, racconta Mutassim Bakri, direttore del nostro Centro pediatrico a Port Sudan. L’anemia può essere associata a malnutrizione, infezioni come la malaria e a un accesso limitato a servizi di prevenzione e cura, riflettendo l’impatto multidimensionale della guerra sulla salute della popolazione.”
In questi anni di conflitto in Sudan, l’anemia che osserviamo nei bambini dipende da diversi fattori sovrapposti:
- peggioramento della sicurezza alimentare;
- aumento dei casi di malaria;
- malnutrizione;
- accesso limitato ai servizi sanitari e ai programmi di prevenzione.
“Gestiamo l’anemia con un approccio integrato che include l’identificazione e il trattamento della causa sottostante – come la malaria o altre infezioni –, l’integrazione di ferro e micronutrienti, il supporto nutrizionale e il monitoraggio dei livelli di emoglobina.”
Un bambino con anemia può non avere l’energia per giocare, frequentare la scuola o affrontare un’infezione come farebbe un bambino in buone condizioni di salute. Se non trattata, l’anemia aumenta il rischio di complicanze, soprattutto nei più piccoli.
“La ridotta capacità del sangue di trasportare ossigeno provoca stanchezza, debolezza e maggiore vulnerabilità alle infezioni. In un contesto di guerra, dove malnutrizione, malaria e accesso limitato alle cure si sommano, l’anemia rende più fragile la salute infantile e può compromettere crescita, sviluppo e possibilità di guarigione.”
Quando Amina arriva al Centro pediatrico di Port Sudan è mattina presto
Il cancello d’ingresso è ancora chiuso, ma Amina preferisce arrivare prima degli altri per conquistare i primi posti in fila e non perdere ulteriore tempo. Ha camminato per oltre un’ora con il figlio Omar, cinque anni, tenendolo in braccio a tratti e per mano quando lui riusciva ancora a fare qualche passo.
Da settimane il bambino è cambiato: non corre più con gli altri bambini, si stanca dopo pochi minuti, si siede spesso a terra e chiede di essere preso in braccio. La madre ha notato anche il suo viso sempre più pallido e il respiro affannoso dopo piccoli sforzi.
Da quando la guerra ha costretto la famiglia a lasciare la propria casa, nella zona orientale del Paese, trovare cibo è diventato sempre più difficile. Anche a distanza di oltre tre anni dallo scoppio del conflitto, e nonostante Port Sudan non sia attualmente coinvolta in scontri attivi, i pasti restano pochi e poco vari. Non c’è lavoro e quel poco che si riesce a guadagnare non permette di acquistare alimenti sufficientemente nutrienti.
Nelle ultime settimane Omar ha avuto diversi episodi di febbre. Amina non sa ancora che potrebbe trattarsi di uno dei sintomi più frequenti della malaria, diffusa nella regione.
Durante la visita, il nostro personale sanitario misura il livello di emoglobina e conferma la presenza di anemia. Per Amina quella parola è nuova. Le spieghiamo che il sangue di Omar trasporta meno ossigeno del necessario e che questo può spiegare la stanchezza, la debolezza e la difficoltà del bambino a giocare e muoversi come prima.
Omar inizia il suo percorso di cura e diamo alla madre indicazioni sul monitoraggio e sull’alimentazione, sempre tenendo conto delle risorse disponibili.
Nei giorni successivi tornerà al Centro per i controlli e per verificare i progressi del suo bambino.
“Senza un intervento tempestivo, la stanchezza e la debolezza possono trasformarsi in difficoltà nella crescita, nello sviluppo e nella capacità di affrontare altre malattie. Garantire diagnosi, trattamento e supporto nutrizionale significa interrompere questo circolo di vulnerabilità e offrire a questi bambini una possibilità concreta di continuare il proprio percorso di crescita nonostante le difficoltà del contesto in cui vivono.”
Alcune riserve di ferro risultano insufficienti già alla nascita
“L’anemia è un tema che collega strettamente la pediatria alla salute materno-infantile”, spiega la nostra ostetrica a Port Sudan.
“La salute del bambino inizia già durante la gravidanza: un’anemia materna non trattata può influire sulle riserve di ferro del neonato e aumentare il rischio di anemia nei primi mesi e anni di vita“.
Quando vediamo un bambino con anemia, spesso dobbiamo guardare oltre la diagnosi e chiederci cosa è successo prima della nascita. La salute del bambino è legata alla salute della madre: prevenire e trattare l’anemia in gravidanza significa dare ai bambini una partenza più sicura nella vita.”
Attraverso le visite prenatali, che garantiamo alle future madri, il nostro team contribuisce alla prevenzione dell’anemia materna e delle sue possibili conseguenze sulla salute del neonato, identificando precocemente i fattori di rischio, monitorando lo stato di salute della madre e fornendo supporto e indicazioni appropriate.



