“Quando me l’hanno detto, non riuscivo a crederci” | La storia di Tarique
Per cercare di salvare la vita del figlio Tarique, di sei anni, Amalu ha speso tutto quello che aveva e ha finito per indebitarsi. Si guadagna da vivere riparando motociclette a Bugembe, nel distretto di Jinja, nell’Uganda orientale.
Qualche mese fa, Tarique ha iniziato a soffrire di un dolore continuo al basso ventre che gli ha provocato difficoltà a urinare. Da bambino vivace e pieno di energia, è stato costretto a saltare la scuola per mesi a causa della malattia a causa dei dolori addominali ricorrenti, dei continui ricoveri e delle visite in ospedale.
Non erano però chiare le cause della sua sofferenza.
La nonna di Tarique, Khadijja, ha cercato aiuto in almeno cinque diverse strutture sanitarie, tra cliniche locali, centri sanitari distrettuali e ospedali regionali di riferimento. Ogni visita portava un sollievo temporaneo, grazie a farmaci, trattamenti o piccoli interventi, ma nessuno riusciva ad affrontare la causa del problema.

Ancora alla ricerca di risposte, Khadijja ha portato Tarique in un ospedale privato specializzato, dove gli è stata diagnosticata una complessa malformazione congenita, nota come duplicazione ureterale del rene sinistro (uretere duplicato).
L’intervento correttivo necessario è altamente specialistico ma, per molte famiglie ugandesi, economicamente inaccessibile.
Schiacciato dai debiti e ormai senza alternative, Amalu ha iniziato a chiedere aiuto ai parenti. È stata la cognata, assistente sociale presso una ONG locale di Jinja, a parlare alla famiglia dei servizi specialistici offerti dal nostro Centro di chirurgia pediatrica a Entebbe e a incoraggiarla a mettersi in contatto con la struttura.
La scorsa primavera, Tarique e suo padre sono arrivati all’ospedale, dove il nostro team clinico ha confermato la diagnosi e programmato l’intervento chirurgico.
«Dopo quella prima visita ero incredulo», racconta Amalu. «In tutti gli altri ospedali ogni visita, ogni esame, ogni valutazione aveva un costo. Quando mi hanno detto che qui tutte le cure erano completamente gratuite, non riuscivo davvero a crederci. Ci ho creduto solo quando l’ho visto con i miei occhi.»

Poche settimane dopo, Tarique è stato ricoverato per l’intervento. Fuori dalla sala operatoria, l’attesa è sembrata interminabile per la nonna.
«Quando lo hanno portato in sala operatoria, il mio cuore non trovava pace, nonostante tutte le spiegazioni che gli infermieri mi avevano dato», ricorda Khadijja con la voce ancora emozionata. «L’intervento sembrava non finire mai. A un certo punto ho detto a un’infermiera: “Se è successo qualcosa a mio nipote, vi prego, ditemelo”.»
Per Khadijja il tempo sembrava essersi fermato. Poi i chirurghi sono usciti dalla sala operatoria annunciando che l’intervento era riuscito e che il rene di Tarique era stato salvato da danni permanenti.
Mesi di paura, incertezza e angoscia hanno lasciato il posto a un immenso sollievo: finalmente la causa della sua malattia era stata risolta.

Senza un intervento tempestivo, le condizioni di Tarique avrebbero potuto evolvere fino a provocare un danno renale irreversibile, o addirittura un’insufficienza renale.
Oggi il suo sorriso è la dimostrazione concreta di ciò che cure chirurgiche pediatriche di alta qualità, accessibili a tutti, possono rendere possibile. Tarique si sta riprendendo bene: il dolore cronico, la stanchezza e il disagio che avevano segnato la sua infanzia hanno lasciato spazio a nuove energie e alla speranza.
Ripensando al percorso che ha messo a dura prova le sue risorse economiche e la sua forza d’animo, Amalu fatica ancora a trovare le parole.
«Ancora oggi non riesco a capire come questo ospedale riesca a offrire cure di così alta qualità completamente gratuite», dice. «La mia gratitudine va oltre ogni parola. Hanno salvato mio figlio.»
Foto di Haruna Musa