Torna la leva, prepariamoci a obiettare | QB Quotidiano Bellico del 25 febbraio 2026
Dopo 40 anni torna la leva in Italia, almeno secondo il ministero della Difesa che vuole 100.000 soldati in più e il ripristino degli obblighi di iscrizione alle liste di leva, con una selezione con un colloquio per tutti i neo-maggiorenni, anche le ragazze.
L’arruolamento sarà per 12 mesi ma solo per i volontari/e: 7.000 ogni anno. Sempre che se ne offrano abbastanza altrimenti il testo del disegno di legge in preparazione al ministero dovrà chiarire cosa succederà. Per dare un’idea in Francia chiamano dalle liste “i migliori” mentre in Germania hanno deciso di sorteggiare.
Oltre alla leva, il ministero vorrebbe una nuova arma dedicata alla guerra ibrida (cybersicurezza in primis), oltre a un esercito di 15.000 riservisti formati e selezionati tra i militari in congedo fino ai 55 anni a cui affidare prevalentemente compiti di logistica e supporto. Costo complessivo dell’operazione: 7 miliardi, che si aggiungerebbero agli 11 che già spendiamo per il personale della Difesa.
Il decreto di “riforma dell’esercito” del ministro Crosetto sarebbe pronto, anzi era già pronto prima di Natale, ma secondo molti commentatori è stato rallentato all’interno della stessa maggioranza di governo dallo scarso sostegno popolare di cui gode la proposta. Secondo l’ultima rilevazione europea di YouGov l’Italia è il Paese con l’opinione più contraria all’aumento delle spese militari con il 40% della popolazione che pensa che spendiamo già troppo, il 28% che spendiamo abbastanza e solo il 12% che vorrebbe spendessimo di più (nemmeno tutti gli elettori del primo partito di governo, quindi).
La leva militare in Italia è stata sospesa dal 1° gennaio 2005 e quindi dalla classe di nascita 1986, trasformando le Forze Armate in un corpo professionale. Essendo stata solo sospesa, i Comuni hanno continuato a compilare tra gennaio e febbraio di ogni anno le liste di leva annuali dei cittadini maschi che compiranno 18 anni d’età nell’anno solare e a inviarle agli Uffici militari.
E secondo l’ordinamento civile-militare la coscrizione obbligatoria potrebbe tornare anche solo con un decreto del presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri; però solo in due casi: “uno stato di guerra deliberato ai sensi della Costituzione o una grave crisi internazionale in cui l’Italia venga coinvolta, direttamente o in ragione della sua appartenenza a una organizzazione internazionale” (la NATO ad esempio). E comunque solamente “se il personale volontario in servizio è insufficiente e non è possibile colmare le vacanze di organico, in funzione delle predisposizioni di mobilitazione, mediante il richiamo in servizio di personale militare volontario cessato dal servizio da non più di 5 anni”. Cioè se non bastano i soldati e non bastano i riservisti. Ma chi lo decide? Essenzialmente il governo e i militari.
Come si può rispondere? Storicamente la società civile ha risposto esercitando il diritto all’obiezione di coscienza, cioè con la possibilità di dichiarare la propria indisponibilità al servizio militare per motivi etici, religiosi, o filosofici. È stata una faticosa conquista di tutti i movimenti pacifisti religiosi e laici, che al tempo della leva obbligatoria consisteva nell’obbligo a un servizio civile alternativo, in attività sociali di vario tipo.
Il diritto all’obiezione di coscienza rappresenta una proposta alternativa alla visione “armata” della risoluzione dei conflitti e della difesa stessa, diventando un pilastro della idea di difesa civile, partecipata e nonviolenta, riconosciuta anche da importanti conquiste giuridiche. La prima è del 1977 ed è la raccomandazione dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa per inserire il diritto all’obiezione di coscienza nella Convenzione Europea dei diritti dell’uomo. Pochi anni dopo la Corte costituzionale italiana stabilisce che gli obiettori in servizio civile “concorrono pienamente alla difesa della patria”, sconfessando l’unicità della visione militare della difesa. E il 10 marzo 1987 l’ONU riconosce l’obiezione di coscienza al servizio militare come diritto umano. Il Parlamento europeo approva la sua risoluzione a favore l’anno dopo.
Dopo 40 anni, quindi ci potremmo ritrovare da capo a dover chiedere e rilanciare il diritto all’obiezione di coscienza, oggi nota per lo più in ambito sanitario per indisponibilità di molti medici all’interruzione volontaria di gravidanza o nei confronti della sperimentazione animale nella ricerca. In passato i giovani che volevano dichiarare la propria indisponibilità al servizio militare compilavano una dichiarazione. Ora il tema riguarderà anche le donne e tutte le coscienze, perché in ballo c’è il ritorno della guerra.
FONTI
Storia dell’Obiezione dal sito del governo: https://www.politichegiovanili.gov.it/servizio-civile/obiezione-di-coscienza/storia-dell-obiezione-di-coscienza/
Storia del movimento di obiezione di coscienza del Coordinamento Enti del Servizio Civile: https://www.obiezionedicoscienza.org/
Ministero della Difesa: annuncio presentazione nuovo modello difesa
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