Una storia di sopravvivenza, ma anche un promemoria urgente
Nel quartiere di Mayo, a Khartoum, migliaia di persone sfollate cercano ogni giorno di sopravvivere. Qui la malaria continua a colpire duramente i più vulnerabili: in un solo mese, 300 pazienti su 1000 visitati nel nostro Centro pediatrico sono stati diagnosticati con malaria grave.
Si tratta di una forma della malattia che può portare rapidamente alla morte: insufficienza renale, convulsioni, difficoltà respiratorie, coma. Spesso i bambini arrivano già in condizioni critiche, dopo giorni di malattia non trattata o trattata troppo tardi.
In un contesto segnato da instabilità e distruzione, provocate da guerra e povertà estrema, la salute non è sempre la prima priorità: le famiglie devono scegliere tra cercare cure o trovare cibo e un riparo. Le poche strutture sanitarie ancora esistenti sono sovraffollate, danneggiate o non più funzionanti.
Nel Centro pediatrico di EMERGENCY a Mayo, ogni giorno offriamo diagnosi e cure per bambini sotto i 14 anni. Anche nei casi più gravi siamo in grado di intervenire rapidamente: una diagnosi tempestiva, la somministrazione immediata di farmaci salvavita come l’artesunate, e il trasferimento e ricovero anella corsia pediatrica che abbiamo attivato nel l complesso del “Salam” possono significare la differenza tra la vita e la morte.
Omer Mohammed ha 7 anni ed è uno di quei bambini che ce l’hanno fatta.
Quando è arrivato nel Nostro Centro pediatrico era incosciente, tra le braccia del padre.
Da quattro giorni aveva febbre e nausea. Lo avevano già portato in un’altra struttura, dove la famiglia aveva pagato per una terapia che non è bastata a fermare la malattia.
Le sue condizioni sono peggiorate rapidamente. Ricoverato al Bashair Hospital, unico ospedale pubblico funzionante a Khartoum, dopo 24 ore Omer è entrato in coma. Senza i mezzi per pagare le cure e senza vedere miglioramenti, il padre ha preso una decisione disperata: lasciare l’ospedale e cercare aiuto altrove.
È arrivato al nostro Centro nel campo profughi di Mayo portando suo figlio tra le braccia.
Oggi Omer cammina, parla e ha davanti a sé la prospettiva di una piena guarigione. Ma non tutti i bambini hanno la stessa possibilità.
La storia di Omer è una storia di sopravvivenza, ma anche un promemoria urgente: senza un accesso gratuito e tempestivo alle cure, molte vite si perdono.
Per questo la nostra presenza a Mayo è essenziale. Perché ogni bambino abbia una possibilità. Perché nessuno debba scegliere tra curarsi e sopravvivere. Perché, anche nei contesti più difficili, la cura resti un diritto e non un privilegio.
— Laura Ena, infermiera coordinatrice della pediatria di EMERGENCY a Khartoum
