La guerra in Sudan ha superato i 1000 giorni: “Io le vittime le vedo, le vedo tutti i giorni”
“Sono una pediatra e ogni giorno continuo a vedere le conseguenze di questa guerra sulle persone.
Circa 100 bambini arrivano ogni giorno nell’Ambulatorio pediatrico di EMERGENCY a Khartoum, città che si sta ripopolando dopo una desolazione di mesi.
Garantire la continuità delle cure anche in questo contesto di guerra è il mio atto di resistenza, per la mia gente e il mio Paese.
Dallo scorso agosto abbiamo intensificato le attività, avviando anche una corsia di degenza per i casi gravi da stabilizzare e per le patologie croniche.
E mentre dimettiamo e ricoveriamo senza sosta, decoriamo gli ambienti, rendendoli accoglienti, perché queste pareti facciano compagnia ai bambini e alle loro madri.
Vogliamo che durante il ricovero si dimentichino della guerra e che anche i nati dopo il 15 aprile 2023 conoscano qualcosa di diverso.

Curiamo i malnutriti che arrivano in condizioni disperate. Da qualche mese abbiamo avviato un programma per stabilizzare i casi acuti e seguirne il recupero con un piano mensile. Quaranta nuovi bambini a settimana.
Vengono inseriti in un percorso nutrizionale intensivo col quale superare la fase più critica della malnutrizione (Severe Acute Malnutrition – SAM) e raggiungere uno stato compatibile con la malnutrizione acuta moderata (Moderate Acute Malnutrition – MAM), che permette l’accesso a ulteriori fasi di recupero.
Li seguiamo poi in ambulatorio per un monitoraggio a cadenza regolare.
Qualche settimana fa è arrivata Miriam, di otto mesi: era gravemente malnutrita, disidratata, non riusciva nemmeno a sorreggere la testa. Temevo che morisse, ma con i trattamenti continuativi del ricovero ha iniziato a prendere peso, ora è reattiva e riesce anche a sedersi.
Anche le madri sono spesso malnutrite perché non hanno le risorse economiche per garantirsi, e garantire ai loro figli, una dieta salutare.

I nostri health promoter trovano sempre le parole giuste per coinvolgerle in sessioni di educazione nutrizionale e proporre ricette compatibili con quanto hanno a disposizione.
La guerra è paura di scomparire, ma è anche paura di non essere visti: è la distanza che, da quasi tre anni, non si colma tra chi muore o sopravvive in silenzio e il mondo che resta a guardare con indifferenza.
Non dimenticate il Sudan”.
— Fadwa Ibrahim, pediatra di EMERGENCY a Khartoum, Sudan
