La guerra senza obiettivi e verità | QB Quotidiano Bellico del 4 marzo 2026
La guerra senza obiettivi e realtà
Il cambio di regime a Teheran sembrava l’obiettivo di Trump nella guerra all’Iran, ma al quinto giorno è già tutto più complicato. L’unica certezza sono le vittime civili e l’allargamento di un conflitto che rischia di durare a lungo: “Abbiamo una scorta praticamente illimitata, possiamo fare guerra per sempre”.
Al quinto giorno di guerra le certezze sono sempre le stesse: compaiono sui quotidiani di mezzo mondo le immagini della fossa scavata per 165 bambine uccise nel bombardamento di una scuola a Minab nell’Iran meridionale, già il primo giorno. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani afferma “potrebbe essere un crimine di guerra” e chiede una indagine indipendente e rapida su quello. Per la Mezzaluna rossa i civili colpiti sono già più di 750 ma come sempre il calcolo delle vittime è diventato meno certo e riportato rispetto a quanti missili e droni siano stati lanciati o bloccati.
Trump ha già detto tutto e il contrario di tutto: “la guerra sarà breve”, “durerà 4-5 settimane”, “durerà quel che deve durare”, “abbiamo una scorta praticamente illimitata, possiamo fare guerra per sempre”. Su La Stampa di martedì 3 marzo Francesco Semprini riprende il dibattito sui media statunitensi sulla capacità di fuoco degli USA a questi ritmi. Nonostante l’aumento del 77% di acquisti di missili e contraeree nel bilancio dello Stato, la produzione non sta dietro all’utilizzo: “Negli ultimi due anni la macchina militare Usa ha usato più armi di quante può produrne”, dice il generale in pensione: “Possiamo colpire con questi ritmi per 9-10 giorni”.
Tom Karako, direttore del Missile Defense Project al Center for Strategic and International Studies (Csis) stima che “nel 2025 sono stati sparati il 20% dei classici intercettori dei missili balistici SM-3 e circa il 35-40% di Thaad, il sistema antimissile avanzato progettato per intercettare missili balistici nella fase finale del loro volo” e che proteggono le basi militari USA in Medio oriente come le installazioni degli alleati del Golfo. Per questo il ministero della Guerra ha schierato tutte le portaerei che poteva nell’area per avere scorte di difesa missilistica sufficienti.
Anche in Israele si fanno i conti: scuole e università chiuse, stop alle attività lavorative non essenziali e il richiamo di 100mila riservisti. Il Paese è in guerra. Per i 200 attacchi aerei condotti nei primi due giorni Israele ha speso nove miliardi di shekel (circa 2,5 miliardi di euro). Lo dice il ministro delle finanze Bezalel Smotrich, leader del Partito nazionale religioso, ribadendo che “tutto ciò di cui l’esercito ha bisogno per condurre la campagna militare nel miglior modo possibile, lo riceverà”. La strategia dell’esercito israeliano secondo il quotidiano Haaretz è di spingere Trump a una lunga guerra, costi quel che costi, per distruggere tutti i proxy di Teheran, a partire dagli Hezbollah libanesi, poi gli Houthi yemeniti e le milizie sciite in Iraq (finora non coinvolte).
Il secondo punto è proprio quale sia l’obiettivo della guerra anche per gli USA. Avevamo capito fosse il “regime change” a Teheran, ma dopo le critiche anche da ex-generali sul rischio di entrare in “guerre infinite” come in Iraq e Afghanistan, l’Amministrazione USA sembra ripiegare su un più classico “l’Iran non deve avere l’atomica” (copyright di Netanyahu dal 1995). Il vicepresidente JD Vance, a Fox News, ha precisato: “Non sarà un nuovo Iraq o Afghanistan, il presidente ha definito chiaramente ciò che vuole ottenere e non c’è modo che Trump permetta a questo Paese di entrare in un conflitto pluriennale senza una chiara conclusione in vista e senza un obiettivo chiaro”.
Richard Haas presidente emerito del Council on Foreign Relations e soprattutto ex membro del Consiglio di Sicurezza Nazionale del primo Bush scrive su Foreign Affairs: “Da almeno un decennio, l’opinione diffusa è stata che i tentativi diretti di cambio di regime da parte degli Stati Uniti si siano conclusi in un disastro. E per una buona ragione. In Afghanistan, gli stessi talebani detronizzati nel 2001 sono tornati al potere nel 2021 dopo due decenni di inutili sforzi statunitensi. In Iraq, le forze statunitensi sono riuscite a porre fine definitivamente al regime di Saddam Hussein, ma il risultato non è stato in alcun modo commisurato ai costi umani, economici, strategici e politici. Poi, in Libia, un intervento NATO guidato dagli Stati Uniti, volto a impedire al dittatore Muammar Gheddafi di compiere un massacro che avrebbe potuto o meno concretizzarsi, ha portato alla sua esecuzione e al crollo del suo regime. Ma non c’è stato alcun seguito, e la caduta del regime ha prodotto il caos e quello che può essere meglio descritto come uno stato fallito”.
La stima della Brown University, molto citata, dei costi della guerra in Afghanistan sono lì a chiarire di cosa stiamo parlando: circa 2,3 trilioni di dollari di spese militari, compresi i prestiti sui contratti e l’assistenza sanitaria per i veterani (che continua a pesare). Più di 300 milioni di dollari al giorno per venti anni. In totale le guerre dopo l’11 settembre sono costate agli USA più di 8mila miliardi di dollari. Una cifra inimmaginabile utilizzata da Trump per vincere le elezioni al grido di “America first”.
Prosegue Richard Haas: “Come Colin Powell, quando era Capo di Stato Maggiore delle forze armate, ricordava costantemente ai suoi colleghi, un cambio di regime non è una missione militare. Le forze armate possono essere incaricate di distruggere cose ed eventualmente catturare o uccidere un leader straniero, ma non possono essere chiamate a sostituire un sistema politico esistente con qualcosa di più gradito a Washington”. Haas scrive queste sue riflessioni prima dell’attacco e per sconsigliare il presidente dall’attuarlo. Inutilmente.
FONTI
La Stampa – Francesco Semprini: https://www.lastampa.it/esteri/2026/03/03/news/guerra_usa_iran_arsenale_sondaggi_maga_marines_morti-15529234/
Bilancio in deficit per la guerra in Israele: https://en.globes.co.il/en/article-smotrich-war-has-already-cost-israel-nis-9b-1001536400
Haaretz su strategia IDF: https://www.haaretz.com/israel-news/israel-security/2026-03-03/ty-article/.premium/as-israeli-defense-officials-push-for-a-long-offensive-trump-still-has-doubts/0000019c-b066-df64-a59c-fa76f1da0000
Brown University – Cost of War: https://www.brown.edu/news/2021-09-01/costsofwar
Ricard Haas – Foreign Affairs: https://www.foreignaffairs.com/united-states/trouble-regime-change
QB – Quotidiano bellico è la rubrica di EMERGENCY e R1PUD1A per decostruire la narrazione bellicista che ci circonda, attraverso il fact-checking, l’analisi e la lettura critica di notizie, interviste e report. Per ricordare, forte e chiaro, che l’Italia (e non solo) ripudia la guerra. E che le cittadine e i cittadini del mondo vogliono la pace.
QB – Quotidiano bellico è un’iniziativa della campagna R1PUD1A, che puoi scoprire sul sito ripudia.it.