Giro giro tondo esplode tutto il mondo | QB Quotidiano Bellico del 25 marzo
Giro giro tondo esplode tutto il mondo
In attesa della manifestazione No Kings a Roma del prossimo fine settimana (a cui aderisce anche EMERGENCY) ecco qualche aggiornamento: da Vicenza a Pisa a Gioia Tauro, la guerra l’abbiamo già in casa.
Vincenza, provincia USA
In centinaia settimana scorsa hanno protestato a Vicenza contro la presenza massiccia di militari USA, bloccando per due ore le strade d’accesso alla base militare di Camp del Din. Vicenza è un territorio molto militarizzato che conta anche la caserma Ederle, Miotto e Tormen. Circa 20mila persone tra civili e militari girano attorno a quello che di fatto è un pezzo di Stati Uniti in Italia o meglio del United States Army Garrison (USAG) Italy e che a Vicenza si chiama Military Community con tanto di “villaggio americano” e insegne bilingue che caratterizzano tutta l’area Est della città.
La Ederle è la più base più antica, gli USA ci sono dalla Seconda guerra mondiale praticamente con un contingente di circa 2800 soldati, la caserma “Pluto” intitolata all’alpino Matteo Miotto è la più misteriosa, fino al 1992 erano stoccate testate nucleari ma ora che fanno i 500 soldati presenti? Non si può sapere. Anche della “polveriera” del Tormeno non è dato sapere cosa contenga.
La storia della base Del Din è la più emblematica perché è stata realizzata “solo” dieci anni fa sul terreno dell’aeroporto civile dismesso che si chiamava dal Molin, con mesi di proteste e manifestazioni dei pacifisti di tutto il Nord Italia che non volevano la presenza di una nuova base che ospitasse uno dei corpi d’élite dell’esercito americano, famoso dal Vietnam all’Afghanistan, la 173esima brigata aviotrasporta, paracadutisti e assaltatori, oggi anche “principale forza di risposta rapida convenzionale per l’Europa”. Dal 2023 con l’arrivo dei missili a corto raggio per rispondere a un eventuale attacco russo, sono arrivati anche i soldati della batteria Charlie del 57esimo reggimento di artiglieria di difesa aerea. Dieci anni fa si diceva che il mondo non sarebbe stato più sicuro con queste basi e la militarizzazione dei territori. Oggi è l’evidenza che lo dimostra.
Fonti
Pisa, il treno torna indietro
A Pisa, ancora prima che a Vicenza, lo scorso 12 marzo manifestanti di No Base (in specifico quella di Coltano nel Parco naturale di Migliarino-San Rossore prevede la costruzione di una base per i carabinieri paracadutisti del Tuscania) con il sindacato USB hanno bloccato il binario 3 della stazione per impedire la partenza di un treno merci di più di 30 vagoni carico di mezzi militari, incluse jeep e blindati, proveniente da Piombino e diretto “al porto di Monfalcone, dove sarà probabilmente imbarcato verso qualche teatro di guerra”, aveva spiegato l’Usb. L’allarme era corso tra i lavoratori dell’acciaieria di Piombino e quelli della logistica del porto che avevano scaricato i materiali da una nave. Dopo cinque ore di blocco il treno è tornato indietro e i manifestanti hanno lasciato il presidio sotto gli strali di esponenti di Lega e Fratelli d’Italia che invocavano provvedimenti di polizia nei loro confronti.
Fonti
https://www.pisatoday.it/cronaca/blocco-treno-guerra-stazione-pisa-12-marzo-2026.html
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/13/protesta-pisa-treno-armamenti-news/8322876/
Da Gioia Tauro a Israele
Linda Maggiori scrive su Altreconomia un nuovo importante capitolo di quella che ha chiamato “la flotta del genocidio” e a cui ha dedicato un dossier molto documentato su Altreconomia, in collaborazione con l’Osservatorio sul traffico di armi nei porti italiani: The Weapon Watch. Ecco cosa ci racconta nell’incipit (in fondo il link al testo completo):
“Il 18 marzo la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle dogane del terminal calabrese hanno bloccato e messo sotto ispezione otto container sospetti, dopo le segnalazioni fatte il 13 e il 15 marzo da Linda Maggiori, autrice del nostro dossier “La flotta del genocidio”. I carichi fanno parte di una partita più grande di acciaio balistico partito dall’India: nelle bolle il destinatario reale non compare ma un filo ben visibile conduce al distretto militare industriale israeliano di Ramat Hasharon”
Fonti