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“La mia speranza, ora, è di rivederli sorridere.”

Sanbul, la primogenita quattordicenne di Miyam Ahmad, aveva cercato di fermare i suoi fratelli minori, mentre stavano giocando vicino al fuoco con uno strano oggetto raccolto dal terreno.

Purtroppo non ha fatto in tempo a fermarli e tutti e tre sono stati raggiunti da una grande esplosione: la mina antiuomo che stavano maneggiando è esplosa nel fuoco, provocando loro ferite e fratture multiple a braccia, torace, addome, gambe.
Tutti e tre, gravemente feriti e in stato di shock, sono stati portati di corsa da Miyam Ahmad nel nostro Ospedale chirurgico e pediatrico di Anabah, tra le montagne afgane del Panshir dove si trova anche Tawakh, il loro villaggio.

Il più piccolo dei tre fratelli è morto prima di arrivare al pronto soccorso: le sue ferite erano troppo gravi e non è sopravvissuto al viaggio.

Elham e Sanbul, seppur in gravi condizioni, hanno continuato a lottare per rimanere in vita. Dopo diversi interventi chirurgici, nel corso dei quali abbiamo dovuto amputare parte della gamba sinistra alla sorella maggiore, adesso Sanbul e Elham sono in fase di ripresa.

Così l’orrore della guerra è tornato nella vita di Miyam Ahmad. Vent‘anni fa lui e suo fratello erano rimasti feriti da una serie di proiettili.

Ogni giorno, in ospedale, Sanbul e Elham affrontano le sessioni di fisioterapia e la riabilitazione. Il loro padre, Miyam Ahmad, non li lascia mai soli.

Non sappiamo quanto durerà ancora il loro ricovero, ma ce la mettiamo tutta per consentire loro di tornare a casa il prima possibile.

Come tutti i padri in Afghanistan, Miyam Ahmad continua a essere preoccupato per il futuro dei suoi due bambini sopravvissuti, convivere con la paura per la sopravvivenza dei propri figli, la preoccupazione di riuscire a proteggerli e sostenerli, con la speranza di vederli guarire dalle ferite e tornare a una vita “normale”.

“La mia speranza, ora, è di rivederli sorridere.”