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“La ferita continuava a diventare sempre più grande” | La storia di Edith

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Nella loro casa nel distretto di Mukono, in Uganda, Jane, madre di otto figli, si è trovata ad affrontare il peggior incubo di ogni genitore: una malattia che non riusciva a comprendere e che non poteva permettersi di curare.

Quella che era iniziata come una semplice febbre si è rapidamente trasformata in un’infezione potenzialmente letale, lasciando la sua bambina di 20 mesi, Edith, a lottare per ogni respiro.

Mentre Jane cercava disperatamente aiuto, il gonfiore si è esteso al torace di Edith provocandole una grave ferita. Per quattro lunghi mesi, Jane ha visto sua figlia Edith peggiorare giorno dopo giorno.

«La ferita continuava a diventare sempre più grande», ricorda Jane. «La mia bambina soffriva così tanto che aveva smesso di piangere. Aveva smesso di ridere. Rimaneva lì, immobile, in silenzio, sopraffatta dal dolore.»

Con il peggiorare della malattia, la famiglia si è trovata circondata dalla paura, dalla disinformazione. Alcuni membri della comunità e perfino alcuni operatori sanitari locali hanno invitato Jane ad abbandonare le cure mediche per rivolgersi invece alla medicina tradizionale.

«È stato il periodo più difficile della mia vita», racconta Jane. «Tutti avevano una spiegazione, ma nessuno sapeva dirmi come salvare mia figlia.»

Quando Edith è arrivata in uno degli ospedali locali, le sue condizioni erano ormai critiche. È stata un’infermiera a suggerire a Jane di rivolgersi al nostro Centro di chirurgia pediatrica a Entebbe.

«Quando siamo arrivate in questo ospedale… tutto è cambiato», racconta Jane. «Per la prima volta ho avuto la sensazione che qualcuno fosse davvero disposto ad aiutare mia figlia.»

Nel nostro ospedale, Edith ha finalmente ricevuto una diagnosi: fascite necrotizzante, un’infezione batterica aggressiva che può distruggere rapidamente pelle, tessuti molli e muscoli.

La nostra équipe multidisciplinare ha eseguito una serie di interventi complessi per rimuovere l’infezione e ricostruire i tessuti danneggiati del torace.

«Molti bambini non sopravvivono a questa patologia», spiega il dottor Geert Morren, chirurgo senior del nostro ospedale.

Ma Edith ce l’ha fatta.

Oggi Edith continua il suo percorso di guarigione seguita da chirurghi, infermieri, fisioterapisti, specialisti della nutrizione e da tutto il team clinico.

«Dal momento in cui siamo entrate in questo ospedale, il peso dell’isolamento è svanito», racconta Jane. «Il personale non si è preso cura solo delle ferite di Edith: si è preso cura anche di noi, con grande umanità. Per la prima volta dopo quattro mesi, mi sono sentita davvero sostenuta.»

La storia di Edith racconta la realtà vissuta da molte famiglie che hanno un accesso limitato alle cure chirurgiche specialistiche. Ma dimostra anche ciò che può accadere quando interventi tempestivi, competenze cliniche e solidarietà si incontrano.

Oggi, il suo obiettivo non è più resistere al dolore che la stava spegnendo. Ma guarire e crescere. In poche parole: vivere.

Foto di Haruna Musa