“A Mayo questa coda mattutina non è un’eccezione”
Una fila di madri e padri. Bambini in braccio, altri tenuti per mano. Occhi stanchi, corpi provati dalla fame, dalla malaria, da infezioni che qui possono ancora uccidere.
Davanti al nostro Centro pediatrico di Mayo questa coda mattutina è tutt’altro che un’eccezione: è la normalità a Khartoum, dove non si combatte più, ma le conseguenze della guerra continuano a colpire soprattutto i più piccoli.
«C’è chi attende una prima visita, chi una terapia, chi farmaci essenziali, o di ricevere un vaccino. Garantiamo visite pediatriche e follow-up a circa 55 bambini al giorno: stiamo avviando anche un servizio di assistenza alle donne in gravidanza e consulenze per la pianificazione familiare», racconta Laura Ena, la nostra Coordinatrice pediatrica.
«Molti dei bambini che visitiamo sono malnutriti in modo severo, soffrono di malaria o anemia, patologie che richiedono interventi tempestivi e continuità di cura. Trasferiamo circa 5 nuovi casi gravi al giorno verso la clinica pediatrica che gestiamo all’interno del Centro Salam di Khartoum, a circa 20 chilometri da qui».
Dall’aprile 2023, in Sudan, circa 12 milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle loro case. Dopo quasi 3 anni di guerra, l’accesso alle cure è estremamente limitato e molte strutture sanitarie sono state distrutte.
A settembre 2025 l’OIM (Organizzazione Mondiale per le Migrazioni) stimava che oltre 2,1 milioni di persone stessero tentando di tornare nella capitale, Khartoum, dopo che quasi 5 milioni erano fuggite nel momento più intenso dei combattimenti.
“Ogni giorno incontro genitori che con i loro figli sperano di trovare un po’ di sicurezza. Ma la realtà che li accoglie è spesso durissima. Il campo per sfollati in cui sorge il nostro Centro pediatrico è ormai una città dentro la città: una distesa di tende, baracche e ripari improvvisati che si estende a perdita d’occhio, tanto da non consentire più nessun censimento.”
Il ritorno a Khartoum è un segnale di speranza, ma senza servizi essenziali come acqua ed elettricità questa speranza rischia di spezzarsi.
Il Sudan non può restare invisibile. Non dimentichiamo il Sudan.
