

Voci di guerra, cure di pace
Cosa accade in una sala parto quando fuori il rumore dei bombardamenti sovrasta ogni altro suono? Come si ricostruisce, passo dopo passo, il futuro di una persona a cui una mina antiuomo ha tolto tutto? E cosa succede in corsia quando l’attenzione del mondo cala, i medicinali scarseggiano, ma i feriti continuano ad arrivare?
E soprattutto, come si può trasformare la rabbia per l’ingiustizia della guerra in una cura concreta, gratuita e di alta qualità? Non esiste modo migliore per capire cosa significhi davvero curare le vittime della guerra se non ascoltando chi, quegli ospedali, li abita ogni giorno.
“Voci di guerra, cure di pace” nasce proprio per questo. È una serie di incontri esclusivi con i nostri medici, infermieri e logisti: persone che hanno appena lasciato i nostri ospedali per raccontarci cosa significhi, concretamente, garantire il diritto alla cura in contesti dove tutto è distrutto e che, grazie al sostegno di migliaia di persone, trasformano ogni giorno la realtà della guerra in una possibilità di vita.
In queste conversazioni, Nicola Ciano, Direttore della Raccolta Fondi, dialoga con chi vive la quotidianità della guerra e della cura.
Ogni video è un viaggio in un Paese diverso, storie e realtà diverse, ma con una sola cosa in comune: la tragedia delle vittime è la sola verità della guerra.
Il protagonista di questa puntata è Giorgio Monti, Coordinatore medico di EMERGENCY a Gaza che ci parlerà di cosa sta accadendo realmente da quando è stato dichiarato il cessate il fuoco, di quanto sia complesso garantire cure alle vittime di guerra in queste condizioni.
Giorgio ci spiega perché la cura non è un evento, ma un legame che richiede tempo che è possibile costruire solo se abbiamo la certezza di poter rimanere.
Una conversazione con Michela Paschetto
Michela Paschetto, Clinical Director di EMERGENCY, ha lavorato nelle regioni più isolate dell’Ucraina, in Donetsk e Kharkiv, dove il sistema sanitario non esiste più, le comunità remote sono state abbandonate e il freddo è usato come arma contro i civili.
In questa conversazione con Nicola Ciano, Direttore della Raccolta Fondi, Michela racconta il suo lavoro quotidiano sul campo, cosa significa per un paziente sapere che qualcuno, dall’altra parte del mondo, ha scelto di non dimenticarlo.