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Gaza: a un anno dall’inizio del cessate il fuoco

Temi:
>> Silvia Professione, medico EMERGENCY: “Bambini malnutriti, malati senza terapie e pazienti che non posso andare altrove per curarsi: è questo il volto nascosto della guerra”
>> Jacopo Intini, coordinatore EMERGENCY: “A breve piogge e basse temperature renderanno la vita in tenda impossibile. Urgente l’entrata di aiuti”
>> Giulia Folci, ostetrica EMERGENCY: “Impossibile fornire le terapie di base a malati cronici, donne in gravidanza e bambini, mentre gli attacchi continuano”

Centinaia di migliaia di persone vivono ancora in tende o rifugi di fortuna, con accesso limitato ad acqua potabile, cure mediche e beni essenziali.

Gli attacchi continuano a causare vittime e feriti, mentre l’ingresso degli aiuti umanitari resta insufficiente.

Siamo presenti nella Striscia di Gaza con due cliniche di assistenza primaria ad al-Qarara e al-Mawasi, nell’area di Khan Younis, dove ogni giorno visitiamo tra i 400 e i 600 pazienti.

La maggior parte sono donne in gravidanza e bambini. Le patologie più frequenti sono infezioni respiratorie e gastrointestinali, malattie della pelle e patologie croniche come diabete e ipertensione.

Le persone non sanno più dove rifugiarsi. Ci sono state le prime piogge della stagione che hanno colto la maggior parte della popolazione in tende ormai fatiscenti. Periodicamente si verificano incendi perché le persone bruciano l’immondizia per cucinare. Ci avviciniamo all’autunno e all’inverno, piogge e basse temperature porteranno a una situazione di ulteriore sovraffollamento e di precarietà. È ormai urgente che entrino i materiali necessari a riparare le tende o costruire ripari più sicuri.

Jacopo Intini, Coordinatore del progetto dii EMERGENCY a Gaza

6 cose che devi sapere sulla situazione attuale nella Striscia di Gaza

  • Secondo le stime più recenti, dall’annuncio del cessate il fuoco sarebbero oltre 1.400 le vittime e più di 4.700 i feriti.
  • Gli aiuti umanitari, tra cui farmaci e dispositivi medici, continuano a incontrare forti limitazioni all’ingresso, anche a causa delle restrizioni imposte sui materiali classificati come “dual use” dall’esercito israeliano. Tutto ciò si ripercuote sulla salute dei gazawi, specialmente di donne e bambini.
  • I prezzi di cibo e beni essenziali sono aumentati in media del 207% rispetto a prima della guerra, mentre molte famiglie hanno visto ridursi drasticamente il proprio potere d’acquisto. L’ingresso di beni commerciali continua, infatti, a essere privilegiato rispetto agli aiuti umanitari.
  • Secondo gli ultimi dati riportati dalle Nazioni Unite il numero di camion di aiuti umanitari effettivamente scaricati nella Striscia è sceso dal 77% al 70%. Parallelamente, una parte significativa delle merci commerciali in ingresso continua a essere composta da beni non essenziali.
  • La tipologia di alimenti disponibili, in particolare, è inadeguata per garantire alle persone l’apporto nutrizionale di cui hanno bisogno. Secondo l’IPC (Integrated Food Security Phase Classification) entro dicembre 2026 saranno 1.4 milioni le persone in condizione di grave insicurezza alimentare.
  • Alla scarsità di cibo si aggiunge la difficoltà di accesso all’acqua pulita, con conseguenze dirette sulla salute della popolazione.

Tagliamo le garze per far fronte alle ferite che arrivano. Alle donne in gravidanza che visito non posso dare il ferro, una delle terapie essenziali per ridurre il rischio di anemia, di parto prematuro, di basso peso alla nascita e di complicanze che possono mettere in pericolo la vita della madre e del bambino. A donne con il diabete gestazionale o malnutrizione è impossibile dare consigli alimentari realistici. Il dato ufficiale dei morti per bombardamenti in questi tre anni è di oltre 73.000, ma esclude coloro che non sono riusciti a sopravvivere per la mancanza di terapie di cui avrebbero avuto bisogno e questo è drammatico. Una cosa che come ostetrica mi tocca particolarmente è ad esempio la preparazione del latte in polvere. Purtroppo, in alcuni casi è necessario che il bambino lo prenda e questo è molto difficile da preparare con dell’acqua sporca ed espone i bambini ad altissimi rischi.

Giulia Folci, ostetrica di EMERGENCY a Gaza

Tra le categorie più esposte alle conseguenze della crisi umanitaria ci sono i bambini

Rappresentano quasi la metà della popolazione della Striscia e pagano il prezzo più alto della carenza di acqua pulita, cibo adeguato, assistenza sanitaria e condizioni di vita precarie.

Centinaia di migliaia di gazawi vivono infatti ancora in tende o rifugi di fortuna, e l’arrivo della stagione più fredda e piovosa contribuirà a rendere le condizioni di vita della popolazione ancora più difficili.

A un anno dall’annuncio del cessate il fuoco, la popolazione civile di Gaza continua a vivere senza adeguate condizioni di sicurezza, assistenza sanitaria e accesso ai beni essenziali.

Il volto nascosto della guerra è una ragazza che piange perché non trova in nessuna farmacia l’insulina necessaria a curare il suo diabete; è una bambina di 9 mesi con una malformazione al cuore che aspetta il permesso di andare all’estero per essere curata; è un bambino che pesa molti chili in meno rispetto alla norma per la sua età; è un uomo con le coronarie malate e la consapevolezza che non ci sono più le attrezzature necessarie a salvargli la vita. Senza un accesso regolare agli aiuti e una reale protezione dei civili l’emergenza umanitaria nella Striscia è destinata ad aggravarsi tragicamente nei prossimi mesi.

Silvia Professione, medico di EMERGENCY a Gaza

EMERGENCY continua a chiedere il cessate il fuoco permanente e l’entrata di aiuti umanitari nel rispetto del diritto internazionale.

Non distogliamo lo sguardo da Gaza.

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