Striscia di Gaza: situazione umanitaria e sanitaria in continuo deterioramento

23 aprile 2026

All’interno della Striscia di Gaza la crisi umanitaria e sanitaria continua ad aggravarsi

All’interno della Striscia di Gaza la crisi umanitaria e sanitaria continua ad aggravarsi, mentre il cessate il fuoco sancito nell’ottobre 2025 non viene realmente rispettato. Dall’inizio della tregua annunciata sono state circa 700 le vittime e più di 2.000 le persone che risultano ferite. (OCHA, Humanitarian Situation Report, 10 April 2026)

Attacchi continui che si aggiungono all’entrata discrezionale di aiuti umanitari, tra cui farmaci e dispositivi medici, spesso considerati “dual use” dall’esercito israeliano.

Assistenza sanitaria di base alla popolazione

Siamo attivi a Gaza con due cliniche di assistenza primaria nell’area di Khan Younis, ad al-Qarara e al-Mawasi, dove registriamo un aumento significativo della domanda dei servizi di base: nell’ultimo periodo abbiamo raggiunto le 2.500 consultazioni settimanali; la maggior parte dei pazienti sono donne incinte e bambini.
Le patologie più diffuse sono quelle di tipo respiratorio e gastrointestinale, le malattie della pelle, come scabbia e dermatiti; molti i pazienti cronici come gli ipertesi e i diabetici.

“A oggi nelle nostre cliniche mancano analgesici come paracetamolo, ibuprofene, e farmaci per malati cronici, come gli ipertensivi e l’insulina per i diabetici. La persistente carenza di farmaci compromette le terapie destinando, nei casi più gravi, le persone a una “condanna a morte”.

Riccardo Sartori, infermiere di EMERGENCY a Gaza

I dati forniti dalle Nazioni Unite

  • Oltre il 90% delle persone che vivono a Gaza sono state sfollate almeno una volta e centinaia di migliaia di gazawi vivono ancora in tende o rifugi di fortuna, soggetti a condizioni metereologiche sfavorevoli, spesso in aree sovraffollate e prive di servizi adeguati, vicine a cumuli di rifiuti impossibili da smaltire che contribuiscono al dilagare di malattie infettive. (OCHA, Humanitarian Situation Update #187, Gaza Strip)
  • Più di 18.000 persone a Gaza necessitano di cure urgentitra loro circa 4.000 bambini — ma non possono riceverle nella Striscia né essere evacuate. (OCHA, Reported Impact Gaza, 8 April 2026)
  • Ad oggi solo 19 su 37 degli ospedali presenti a Gaza sono, parzialmente, funzionanti. (WHO, Health Cluster Occupied Palestinian Territories)

"La situazione è ancora più grave per donne e bambini. Effettuiamo quotidianamente visite ginecologiche, controlli prenatali e servizi di pianificazione familiare. Le donne in gravidanza tornano da noi regolarmente per farsi visitare e seguire passo dopo passo. Mamme e bambini presentano malnutrizione moderata o severa, e complicazioni legate alle malattie infettive. Non è poi da trascurare l’aspetto legato alla salute mentale: la maggior parte delle donne che arriva da noi ha perso un figlio o un marito, molto spesso sono traumatizzate e non vedono alcun tipo di prospettiva futura.”

Eleonora Bruni, ostetrica di EMERGENCY a Gaza

Crisi alimentare e accesso all’acqua a Gaza dopo il cessate il fuoco

Circa 1,6 milioni di persone vivono in condizioni di grave insicurezza alimentare, con i bambini tra i più colpiti. (IPC, Gaza Strip Acute Food Insecurity, October 2025 – April 2026)

I prezzi dei beni essenziali sono aumentati in media del 30% rendendo sempre più difficile per le famiglie con scarso o nessun potere d’acquisto, coprire anche i bisogni minimi, essendo priorizzato l’ingresso di beni commerciali, a discapito degli aiuti umanitari. La situazione è resa ancora più difficile dal limitato accesso all’acqua potabile: l’80% dell’acqua a Gaza è contaminata e ogni persona ha a disposizione solo 4,5–6 litri di acqua pulita al giorno, ben al di sotto dei circa 20 litri a testa considerati necessari per garantire condizioni igieniche di base, sia personali che alimentari. (OCHA, Humanitaria Situation Report 27 marzo 2026)

“I palestinesi all’interno della Striscia di Gaza continuano a essere logorati da carenza di acqua, cibo e gas. Inoltre, la creazione di una “linea arancione” che di fatto allarga la zona militarizzata, molto pericolosa per la popolazione civile, delimitata dalla “linea gialla” creata a seguito degli accordi per il cessate il fuoco, potrebbe causare nuovi spostamenti forzati di civili, generando ancora più assembramenti e un ulteriore peggioramento delle condizioni igienico-sanitarie.”

Jacopo Intini, coordinatore del progetto EMERGENCY a Gaza

Per questo, continuiamo a chiedere un cessate il fuoco permanente che garantisca la sicurezza della popolazione, il rispetto del diritto internazionale e l’ingresso degli aiuti umanitari. Chiediamo inoltre la riapertura definitiva di tutti i valichi, per assicurare rifornimenti essenziali e assistenza sanitaria a una popolazione ormai allo stremo.