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Sui fatti di Castelnuovo

23 gennaio 2019

LINK 2007 e AOI
COMUNICATO delle reti di Ong e Organizzazioni della società civile
CARA DI CASTELNUOVO DI PORTO

Era necessario decretare e attuare la chiusura del CARA (Centro Accoglienza Richiedenti Asilo) di Castelnuovo di Porto, nella città metropolitana di Roma, in poche ore, obbligando i migranti ad andarsene senza alcun preavviso e senza conoscere la nuova destinazione?

Era necessario costringere minori inseriti nelle scuole del territorio a lasciare amici, compagni, maestri, professori senza un saluto, senza preparazione, nella totale incertezza?

Era necessario, senza alcuna preparazione, né consultazione con le autorità locali, affrettarsi a smantellare un sistema di accoglienza che aveva funzionato, dove l’integrazione era un punto di forza, rappresentando un’opportunità di crescita per tutta l’area di Castelnuovo di Porto tanto da fare percepire ai migranti di essere amici, fratelli, colleghi nella comunità locale?

Era necessario, senza alcun preavviso, lasciare più di cento lavoratori del CARA per strada, senza alternative occupazionali?

Perché questo sta succedendo al CARA di Castel Nuovo di Porto, mentre nelle medesime ore nel nome del Decreto Sicurezza si stanno chiudendo altre esperienze simili, che hanno offerto occupazione a migliaia di giovani in questi anni soprattutto nel Sud del Paese, arginando i tentativi di sfruttamento dei migranti da parte della malavita, portando via dalla strada e assistendo centinaia di donne e minori vittime della tratta di esseri umani.

Questa è la sicurezza di cui ci parlano? Questo è il modo in cui l’istituzione governativa italiana può farsi apprezzare dalle proprie cittadine e dai propri cittadini e da quelle e quelli di altri Paesi?

Link 2007 e l’Associazione Italiana delle Organizzazioni di Cooperazione e Solidarietà Internazionale (AOI) a queste domande rispondono NO, non era necessario ed esprimono all’amministrazione comunale di Castelnuovo di Porto, al Sindaco Riccardo Travaglini, agli ospiti del CARA e ai lavoratori in esso impegnati la loro piena solidarietà.

“Siamo e saremo con il sindaco e le associazioni locali davanti al CARA in questi giorni, per abbracciare le nostre sorelle e i nostri fratelli costretti ad andare via da un’applicazione disumana di un decreto già di per sé ingiusto. A Castelnuovo di Porto come in altre località italiane si erano avviate positive esperienze di integrazione. Qui i migranti, con il loro lavoro volontario, hanno realizzato un museo di arti e mestieri locali valorizzando la Rocca del Paese e svolto altre attività di pubblica utilità. È probabilmente questo che non piace oggi: che l’integrazione sia possibile e funzioni”, sostiene Paolo Dieci, di Cisp e Link 2007, anche a nome dei soci di AOI.

AOI e Link 2007 e le ong e associazioni ad esse aderenti non si fermeranno alla protesta. Continueranno, assieme alle associazioni e all’amministrazione locale, a mobilitarsi, costruire progetti e iniziative a tutela dei diritti e nel rispetto di tutti, dei migranti e delle comunità ospitanti.

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