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Naufragio Cutro | In memoria delle vittime per evitare nuove stragi servono una missione SAR europea e via legali di ingresso

26 Febbraio 2026

Milano 25 febbraio 2026.“Non possiamo e non vogliamo dimenticare le 94 vittime accertate, tra cui 35 minori, e i dispersi del naufragio di Steccato di Cutro, né che quella strage avvenuta prima dell’alba del 26 febbraio 2023 si sarebbe potuta evitare. Quella notte di tre anni fa non venne attivato nessun piano di ricerca e soccorso e il caso del caicco Summer Love fu trattato come un’operazione di polizia per la protezione delle frontiere. Per questo non si può parlare di tragica fatalità, ma di gravi negligenze” è quanto afferma EMERGENCY in una nota, nei giorni dell’anniversario del naufragio.

Per fare piena luce sulla dinamica dei fatti e accertare sottovalutazioni, omissioni e responsabilità, c’è un processo penale presso il Tribunale di Crotone in cui sono imputati per omicidio colposo plurimo e naufragio colposo quattro rappresentanti della Guardia di Finanza e due della Guardia Costiera. “Un procedimento in cui ci siamo costituiti parte civile, insieme ad altre Ong impegnate in attività SAR e nella tutela dei diritti delle persone migranti, per sostenere la richiesta di giustizia di sopravvissuti e familiari delle vittime e riaffermare gli obblighi giuridici superiori e non negoziabili previsti dal diritto internazionale per evitare che tragedie simili si possano ripetere in futuro” prosegue EMERGENCY.

“Le istituzioni dovrebbero rivedere le politiche migratorie adottate sinora, improntate alla difesa dei confini invece che alla tutela dei diritti fondamentali a cominciare da quello alla vita. Sia a livello italiano che europeo, infatti, le politiche sull’immigrazione in questi ultimi tre anni sono state dirette a ostacolare l’impegno in attività di ricerca e soccorso in mare della flotta civile e a criminalizzare sia le persone in movimento che le Ong” si legge ancora nella nota dell’associazione. Alcuni esempi sono la prassi dell’assegnazione di porti distanti, il divieto indiretto di soccorsi multipli, sanzioni sempre più stringenti e detenzioni prolungate per le Ong, la collaborazione con Paesi che violano i diritti umani, come Libia e Tunisia, l’esternalizzazione delle frontiere e la recente dottrina dei Paesi terzi sicuri.

Con l’entrata in vigore a giugno del Patto europeo su migrazione e asilo e il dichiarato “blocco navale” contenuto nel DDL Immigrazione licenziato dal Consiglio dei ministri l’11 febbraio – denuncia EMERGENCY – la situazione rischia concretamente di peggiorare ancora. Intanto in mare si continua a morire: sulla sola rotta del Mediterraneo centrale quest’anno sono state registrate 503 vittime secondo l’OIM. Si tratta purtroppo di una sottostima, una cifra che non tiene conto dei circa mille dispersi riportati da Refugees in Libya, e che è in vertiginoso aumento rispetto alle 1.330 vittime registrate nel 2025.

“Per tutte le vittime e per tutte le persone in movimento che tenteranno la traversata in futuro – conclude EMERGENCY – ribadiamo la necessità di una missione SAR europea, di un allargamento delle vie legali e sicure di accesso in Europa, nonché l’urgenza di mettere la parola fine sugli accordi con Paesi terzi che non rispettano i diritti umani, come Libia e Tunisia”.