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In caso di guerra: L’azione delle studentesse IED per EMERGENCY

29 Aprile 2026

IN CASO DI GUERRA:

L’AZIONE DELLE STUDENTESSE IED PER EMERGENCY

A ROMA DISTRIBUITI DEI KIT

PER L’ARRUOLAMENTO CON IL MESSAGGIO

“PUOI DIRE DI NO, R1PUD1A”

L’AZIONE A SOSTEGNO DELL’APPELLO DELL’ONG “IO OBIETTO LA GUERRA”

“Aprire in caso di guerra”: è questo il messaggio scritto sulle buste nere distribuite nei giorni scorsi a Roma presso l’università La Sapienza. Al loro interno, le istruzioni per diventare soldati, una piastrina militare, un form per donare il proprio corpo alla guerra e uno specchio che riflette la propria immagine con la frase “Puoi dire di no. R1PUD1A”.

L’azione collettiva ha coinvolto gli studenti diplomandi di IED che hanno disseminato in alcuni punti di Roma i kit con la scritta Aprire in caso di guerra” e un messaggio molto chiaro all’interno: prima ancora delle armi e dei finanziamenti, la guerra ha bisogno di corpi. Ed è proprio il corpo il primo strumento che ogni individuo possiede per rifiutarsi e per opporsi alla guerra, decidendo se metterlo o meno a disposizione. All’interno delle buste, anche uno specchio che, coinvolgendo il destinatario e spingendolo letteralmente a guardarsi in faccia, porta a riflettere sul proprio ruolo in quanto individuo.

Questa azione, ideata da quattro studentesse dello IED è stata realizzata, in particolare, per sostenere l’appello di EMERGENCY “Io obietto la guerra”, per l’obiezione di coscienza, preventiva e di massa, al ripristino del servizio militare. La chiamata dell’Ong fondata da Gino Strada in pochi giorni ha già superato le 70.000 firme e intende contrastare il possibile ritorno all’intervento militare come strumento della politica.

L’appello, aperto a tutti i soggetti della società civile, uomini e donne a partire dai 14 anni, che vogliano attivarsi, rientra nella campagna R1PUD1A di EMERGENCY che, dal 2024 ad oggi, ha coinvolto oltre 650 Comuni, 1200 scuole, 300 cinema, teatri, festival per ribadire il rispetto dell’Articolo 11 della Costituzione italiana, contro la progressiva normalizzazione della guerra nel dibattito pubblico e politico nel nostro Paese.

“La guerra viene sempre raccontata come qualcosa di distante, ma in realtà inizia da una scelta molto concreta: quella di offrire il proprio corpo. Con questo progetto abbiamo voluto riportare questa responsabilità sul singolo individuo, sottolineando la possibilità di opporsi. L’azione prende forma come un intervento urbano minimale ma incisivo, capace di trasformare un principio costituzionale — il ripudio della guerra — in un gesto concreto e personale”, dichiarano Odile Guadagno, Cassandra Romano, Marianna Marchese e Matilde Sergio, studentesse di Design della Comunicazione allo IED di Roma.

“Quello che fino a poco tempo fa ci sarebbe sembrato inaccettabile – un riarmo mai visto prima e il ripristino della leva – oggi viene normalizzato sotto la pressione di un mondo in conflitto – dichiara EMERGENCY. Questa azione ha l’obiettivo di coinvolgere tutti e tutte, con particolare attenzione ai giovani, nella costruzione di una comunità contro la guerra e la militarizzazione della società. Crediamo sia venuto il momento di esprimersi su questo tema fondamentale e costitutivo della stessa esistenza di una comunità, perché nessuno possa decidere per noi e per i nostri figli e figlie”.

EMERGENCY, nata per offrire cure medico-chirurgiche gratuite di elevata qualità alle vittime della guerra e per promuovere una cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani, dalla sua fondazione è intervenuta in 21 Paesi curando, in tutte le sue strutture, oltre 14 milioni di pazienti. Oggi l’organizzazione è presente in nove Paesi del mondo, tra cui il Sudan, l’Ucraina e la Striscia di Gaza in Palestina. Proprio grazie alla sua esperienza sul campo EMERGENCY afferma, ancora una volta, che il 90% dei morti e dei feriti nelle guerre sono civili.

Per partecipare alla campagna e per dichiarare la propria obiezione di coscienza: www.ripudia.it