CPR d’Italia: violazioni sistematiche dei diritti e logiche da “istituzioni totali”
CPR d’Italia: violazioni sistematiche dei diritti e logiche da “istituzioni totali”
Il nuovo rapporto del Tavolo Asilo e Immigrazione rilancia l’appello:
“Come i manicomi, anche i CPR vanno chiusi”
Roma, 28 gennaio 2026. I Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) continuano a rappresentare in Italia spazi di sospensione dei diritti fondamentali, caratterizzati da isolamento, spersonalizzazione, degrado materiale e produzione sistematica di sofferenza. È quanto emerge dal secondo Rapporto di monitoraggio del Tavolo Asilo e Immigrazione (TAI), presentato oggi a Roma, che restituisce il quadro di un sistema strutturalmente incompatibile con i principi dello Stato di diritto, oltre che inefficiente.
Il Rapporto definisce i CPR vere e proprie “istituzioni totali”, richiamando esplicitamente la tradizione critica inaugurata da Franco Basaglia contro i manicomi: luoghi chiusi, opachi e segreganti, che sottraggono le persone allo spazio pubblico e trasformano la privazione della libertà in una pratica di gestione sociale.
Nel corso del 2025 le delegazioni del TAI, che accompagnavano parlamentari ed europarlamentari, hanno effettuato visite in dieci CPR sul territorio nazionale: Bari-Palese, Brindisi-Restinco, Caltanissetta-Pian del Lago, Gradisca d’Isonzo (GO), Macomer (NU), Milano-Via Corelli, Palazzo San Gervasio (PZ), Roma-Ponte Galeria, Torino-Corso Brunelleschi, Trapani-Milo. Tutti i CPR, tranne Torino e Milano, si trovano in aree isolate, non collegate, nascoste agli occhi dell’opinione pubblica.
Durante le visite, inoltre, si stati registrati tentativi sistematici di limitare l’accesso agli osservatori indipendenti al seguito dei parlamentari ed europarlamentari, attraverso circolari amministrative prive di fondamento giuridico che hanno ristretto arbitrariamente il perimetro delle visite ispettive.
Il monitoraggio 2025 del Tavolo Asilo e Immigrazione si è svolto in dialogo con il viaggio di Marco Cavallo, promosso dal Forum Salute Mentale, che ha accompagnato in alcune tappe le visite ai CPR e le iniziative pubbliche territoriali.
Questo intreccio non è stato solo simbolico, ma ha orientato l’impostazione stessa del Rapporto: l’edizione 2025 ha scelto di porre la salute, e in particolare la salute mentale, al centro dell’analisi, assumendo il punto di vista della riforma basagliana che ha smantellato le istituzioni fondate sulla segregazione e sulla violenza istituzionale.
Il documento mostra come nei CPR il diritto alla salute sia formalmente riconosciuto ma sistematicamente compromesso nella pratica. A differenza del sistema penitenziario, l’assistenza sanitaria è affidata a soggetti privati, senza standard uniformi e con controlli pubblici deboli, generando forti disuguaglianze territoriali.
Le valutazioni di idoneità al trattenimento risultano spesso procedure burocratiche standardizzate, più orientate a escludere formalmente patologie incompatibili che a garantire una reale presa in carico sanitaria. Il Rapporto segnala ritardi nell’accesso alle cure, difficoltà nella continuità terapeutica e carenze nel coordinamento con i servizi territoriali.
La detenzione amministrativa è associata a un aumento significativo di disturbi ansiosi, depressivi e post-traumatici, con elevati rischi di ritraumatizzazione per persone già segnate da violenze e percorsi migratori traumatici.
In tutti i CPR visitati è stato inoltre riscontrato un uso improprio e diffuso di psicofarmaci, spesso impiegati come strumento di contenimento piuttosto che di cura. Il Rapporto documenta anche numerosi eventi critici, tra cui atti di autolesionismo, tentativi di suicidio e crisi psichiatriche acute.
Secondo il Tavolo Asilo e Immigrazione, i CPR non si limitano a ospitare fragilità preesistenti, ma funzionano come dispositivi patogeni, che producono deterioramento psicofisico, perdita di dignità e danni duraturi alla salute delle persone trattenute.
Il Rapporto evidenzia gravi limitazioni nell’accesso effettivo alla tutela legale. Le persone trattenute incontrano difficoltà nell’incontrare avvocatə, nell’ottenere informazioni chiare sui propri procedimenti e nell’esercitare in modo consapevole il diritto di difesa. In molti casi, l’informazione giuridica risulta frammentaria, tardiva o affidata a strumenti standardizzati che non garantiscono una reale comprensione della propria situazione.
Critiche anche le condizioni materiali di vita all’interno dei CPR. Il monitoraggio documenta spazi sovraffollati o degradati, carenze igienico-sanitarie, ambienti inadeguati alle esigenze climatiche, assenza di aree comuni funzionali e lunghi periodi di inattività forzata. La vita quotidiana è segnata da isolamento, mancanza di attività strutturate e compressione sistematica dell’autonomia personale.
Secondo il Tavolo Asilo e Immigrazione, queste condizioni non sono episodiche, ma parte integrante del funzionamento dei CPR come dispositivi di contenimento e controllo, che producono marginalizzazione e perdita di dignità.
Ad un secondo livello, emergono anche le criticità economiche e gestionali, che confermano il fallimento operativo del modello dei CPR. Già nel 2024 meno della metà dei posti teoricamente disponibili risultava effettivamente utilizzabile, mentre cresceva in modo marcato (+20% in un anno) la quota di posti inutilizzati pur formalmente agibili. Un dato che fotografa un sistema segnato da inagibilità strutturali, sezioni chiuse e gestione emergenziale permanente.
Ancora più evidente è il fallimento sugli obiettivi dichiarati. A fronte dell’aumento della capacità detentiva e dell’estensione dei tempi di trattenimento, l’efficacia dei rimpatri è progressivamente diminuita. Se si guarda al totale dei provvedimenti di allontanamento, il peso dei CPR resta marginale: nel periodo 2011–2024 la quota media dei rimpatri realizzati tramite detenzione si ferma al 9,9%. Nel 2024 il dato è pari al 10,4%, in lieve calo rispetto all’anno precedente.
Ne emerge un sistema che assorbe risorse pubbliche crescenti senza produrre risultati proporzionati, ampliando al tempo stesso la privazione della libertà amministrativa. Ma il nodo centrale resta politico e giuridico: non si tratta solo di inefficienza, ma di un dispositivo che produce violazioni dei diritti fondamentali.
Il Rapporto colloca il caso italiano in una traiettoria europea più ampia. Il Nuovo Patto su migrazione e asilo e il Regolamento Rimpatri stanno trasformando la detenzione amministrativa da misura formalmente eccezionale a infrastruttura ordinaria delle politiche migratorie.
Procedure accelerate di frontiera, screening obbligatori ed esternalizzazione delle responsabilità, come nel caso del Protocollo Italia-Albania, rischiano di creare nuove zone grigie di confinamento e sospensione delle garanzie giuridiche, riducendo ulteriormente l’accesso effettivo alla protezione internazionale.
Richiamando l’eredità di Franco Basaglia, il Tavolo Asilo e Immigrazione conclude che i CPR non sono riformabili, perché fondati su una logica di segregazione incompatibile con i diritti umani. Il TAI chiede l’esclusione definitiva della detenzione amministrativa dalle politiche migratorie, l’adozione di alternative non detentive e un cambio strutturale di paradigma basato su accoglienza, inclusione e rispetto della dignità umana.