5 anni dopo, l'Afghanistan è un Paese ancora lontano dalla pace
A cinque anni dal ritiro delle forze internazionali e dal ritorno al potere dei talebani la crisi umanitaria, economica e sanitaria dell’Afghanistan continua ad aggravarsi.
La recessione peggiora anche per effetto delle tensioni regionali: il conflitto con il Pakistan e la recente escalation che ha coinvolto l’Iran hanno compromesso alcune delle principali rotte commerciali da cui il Paese dipende per l’approvvigionamento di beni essenziali, con ripercussioni su prezzi e disponibilità di cibo e medicinali.
Intanto la violenza urbana aumenta mentre disastri naturali come terremoti e alluvioni, e le violazioni dei diritti delle donne colpiscono un tessuto sociale già fragile.
I numeri di una crisi definanziata
→ 21,9 milioni di persone necessitano di aiuti umanitari; la metà sono donne e bambine (OCHA)
→ 7.4 milioni sono gli afgani che vivono in stato di grave insicurezza alimentare, un terzo dell’intera popolazione (OCHA)
I finanziamenti internazionali destinati all’Afghanistan, nel frattempo, hanno subito un calo drastico (con il Piano di risposta umanitaria del 2025 che ha ricevuto solo il 41% dei fondi necessari), esercitando un’ulteriore pressione su un sistema sanitario già frammentato e limitando l’accesso ai servizi sanitari essenziali. (OCHA)
Nel 2025, 445 strutture sanitarie sono state costrette a chiudere o a sospendere le attività a causa di carenze di finanziamenti, privando più di 3 milioni di persone dell’assistenza sanitaria. Per 206 di queste strutture i tagli sono stati direttamente attribuiti al congelamento dei finanziamenti USAID del gennaio 2025. (OCHA)
Le storie che risuonano tra le corsie dei nostri ospedali e ambulatori raccontano drammi che ormai conosciamo bene. Pazienti costretti a viaggiare per ore per ricevere le cure di cui hanno bisogno, sostenendo spesso alti costi per il trasporto, per i medicinali e per gli esami diagnostici. Vittime di attacchi terroristici o degli scontri con il Pakistan. Ancora tanti bambini colpiti dalle mine antiuomo, di cui soprattutto le aree rurali delle province più remote sono cosparse. Donne in condizioni tragiche, per le quali l’accesso alle cure diventa una decisione negoziata in ambito familiare e comunitario. Tra ostacoli logistici, costi elevati e pratiche tradizionali, questo processo decisionale si traduce talvolta in ritardi fatali.
Dejan Panic, direttore programma EMERGENCY in Afghanistan
5 anni dopo: la situazione a Kabul
Nei primi sei mesi del 2026 il 70% dei pazienti ricoverati per trauma nell’ospedale di EMERGENCY a Kabul è ancora costituito da feriti a causa di violenza e conflitti (ferite da arma da fuoco, taglio, schegge di esplosioni, mine). Sia a Kabul che Lashkar-gah è evidente un aumento dei casi gravi e dei morti all’arrivo dovuto anche al ritardo nel raggiungere le strutture. Molti feriti sono vittime di rapine e dispute famigliari.
Dall’ottobre 2025, inoltre, gli scontri al confine tra Afghanistan e Pakistan sono sfociati anche in bombardamenti aerei che hanno colpito la capitale: sono stati 81 i pazienti ricevuti da EMERGENCY nelle sue strutture a seguito di questi attacchi, tra loro anche donne e bambini.
Vediamo un aumento della violenza nei grandi centri abitati che sono caratterizzati da un’elevata densità demografica, anche per l’arrivo di persone rimpatriate dal Pakistan e dall’Iran negli ultimi anni. Le strutture sanitarie pubbliche sono sovraccariche e l’accesso a cure chirurgiche gratuite e di alta qualità è limitato. Finché anche portare in tavola un pasto al giorno o acquistare delle medicine sarà impossibile, per noi la guerra non sarà mai davvero finita.
Uno degli infermieri afgani del Centro chirurgico di EMERGENCY a Kabul*
5 anni dopo: la situazione a
Lashkar-gah (Helmand)
A Lashkar-gah, in Helmand, si trattano soprattutto traumi civili, ma ogni letto dell’ospedale racconta una storia di privazioni: La maggior parte dei pazienti che ammettiamo sono in condizioni molto gravi perché non esiste una rete di servizi territoriali come ambulanze o strutture primarie che permetta loro di raggiungere un ospedale in tempi brevi. Così si spostano con mezzi di fortuna, spendendo molti soldi dopo l’incidente e arrivano qui con complicazioni che spesso richiedono amputazione degli arti.
Queste persone non potranno più lavorare: chi provvederà alla loro famiglia? La crisi economica ha tra le sue conseguenze anche l’aumento del lavoro minorile: la maggior parte dei pazienti che ammettiamo in seguito a incidenti sul lavoro ha meno di 18 anni.
Un chirurgo afgano del Centro di EMERGENCY a Lashkar-gah*
5 anni dopo: la situazione ad Anabah (Valle del Panshir)
Nel Centro di maternità di Anabah sono evidenti le conseguenze dei divieti imposti alla popolazione femminile: negli ultimi cinque anni, le restrizioni sull’istruzione, l’occupazione e la partecipazione delle donne alla vita pubblica continuano ad avere conseguenze significative sul sistema sanitario.
Il 54% delle donne che effettuano controlli prenatali nelle strutture di EMERGENCY arriva nel secondo e terzo trimestre di gravidanza.
Nella società afgana non si sceglie autonomamente se recarsi in ospedale per una visita, ma ci si consulta con la famiglia, con la comunità, bilanciando esigenze logistiche ed economiche con norme e prassi culturali. Anche durante la gravidanza la consapevolezza dell’importanza delle visite di controllo è molto limitata e questo può portare a una mancata identificazione di complicanze o fattori di rischio con gravi conseguenze per la salute della mamma e del neonato.
Una delle ginecologhe afgane del Centro di maternità di EMERGENCY ad Anabah*
In uscita a settembre un nuovo report dal titolo “Nascere sicuri, cure affidabili: il report di EMERGENCY sulla maternità in Afghanistan”
EMERGENCY affronta in particolare il tema delle barriere di accesso alle cure materne e neonatali nel report “Nascere sicuri, cure affidabili: il report di EMERGENCY sulla maternità in Afghanistan” che sarà pubblicato a settembre 2026. Un racconto delle difficoltà affrontate ogni giorno dalle donne e dalle loro famiglie durante gravidanza, parto e cura dei figli.
La progressiva riduzione di personale sanitario femminile, in particolare di ostetriche e ginecologhe, dovuta al divieto di studiare all’università e specializzarsi, impatta sulla qualità e la tempestività delle cure offerte.
Tra le strutture primarie esterne analizzate nel rapporto EMERGENCY, ad esempio, soltanto una può contare sulla presenza di una dottoressa. Questa carenza si ripercuote sull’assistenza postnatale: la dimissione entro sei ore dal parto – e non dopo le raccomandate 24 – è una pratica diffusa in 25 delle 28 strutture analizzate.
La presentazione del Report al Festival di EMERGENCY a Reggio Emilia
Del report “Nascere sicuri, cure affidabili: il report di EMERGENCY sulla maternità in Afghanistan” si parlerà al Festival di EMERGENCY il 6 settembre a Reggio Emilia nell’incontro dedicato in Piazza San Prospero alle ore 16.30 con Francesca Bocchini, coordinatrice Ufficio Advocacy EMERGENCY e Daniele Giacomini, direttore Area Emergenza & Sviluppo EMERGENCY (https://www.emergency.it/festival/).
Vediamo sempre più donne, anche molto giovani, arrivare in condizioni drammatiche senza, a volte, la possibilità di salvare loro o i loro bambini. Molte sono malnutrite: i bambini nascono prematuri, sottopeso e tornano nelle settimane successive al parto perché le famiglie non hanno la disponibilità economica per procurare loro il cibo terapeutico necessario.
Una delle ginecologhe afgane del Centro di maternità di EMERGENCY ad Anabah*
In una situazione di questo tipo non è possibile prevedere cosa accadrà nei prossimi anni.
EMERGENCY, nel frattempo, continua a formare il personale sanitario locale, anche femminile.
* Il nome non è stato reso noto per ragioni di sicurezza
Quale sarà il futuro dell’Afghanistan?
Nell’agosto del 2021 abbiamo scelto di restare in Afghanistan per proseguire il lavoro nei nostri ospedali che, in oltre vent’anni, hanno testimoniato la storia del Paese senza mai chiudere i propri cancelli al nuovo corso degli eventi.
Lo abbiamo fatto perché la popolazione ha bisogno di un’assistenza sanitaria gratuita e di qualità, ma anche di non essere dimenticata.
Chiediamo che la comunità internazionale torni a parlare seriamente della crisi afgana, un sostegno costante e investimenti nel settore sanitario. Gli afgani hanno bisogno di essere ascoltati, ma soprattutto di strumenti concreti per raggiungere una pace reale di cui al momento non vediamo ancora traccia.
Non abbandoniamo l’Afghanistan.
EMERGENCY è presente in Afghanistan con:
→ Il Centro chirurgico per vittime di guerra di Kabul;
→ Il Centro chirurgico per vittime di guerra di Lashkar-gah (Helmand);
→ Il Centro chirurgico, il Centro pediatrico e il Centro di maternità di Anabah (valle del Panshir);
→ Una rete di oltre 30 Posti di primo soccorso (FAP) e di Centri sanitari di base (PHC).





