Una promessa tutta al femminile

Nella sua Polonia, Maria Salomea Skłodowska veniva chiamata Manya dai suoi cinque fratelli di cui lei era la più piccola. A quei tempi, alla fine dell’800, i russi controllavano la Polonia, alle ragazze non era consentito studiare. Manya era figlia di due insegnanti, ricevette così una prima educazione scolastica. Il suo amore per lo studio e la scienza l’aiutavano a credere che un giorno avrebbe potuto frequentare una prestigiosa università europea. Tuttavia le origini familiari erano molto umili, per veder realizzato il suo sogno la ragazza fece un accordo con l’amata sorella Bronya: la piccola Maria avrebbe lavorato come governante per pagarle gli studi, per permettere alla sorella maggiore di studiare Medicina a Parigi, ma dopo la laurea avrebbe restituito il favore, invitandola a raggiungerla a Parigi. Mentre Bronya studiava alla Sorbona, Manya lavorava e frequentava la cosiddetta “Università Volante” in Polonia: una scuola clandestina di studenti che si riunivano ogni giorno in un posto diverso per sfuggire al controllo dei soldati russi.

La preparazione non fu delle migliori, ma quando finalmente venne il suo turno, a ventiquattro anni, senza sapere una sola parola di francese si mise in viaggio per Parigi. Dopo quattro giorni estenuanti, in un vagone privo di sedili (viaggiò su una sedia che si era portata da casa), finalmente Maria raggiunse la sorella. In Francia divenne Marie ed ebbe il privilegio di essere tra le pochissime studentesse donne alla Sorbona, all’epoca erano una ventina su quasi duemila iscritti. La sua condizione economica continuava a essere disperata. Marie era malnutrita e sveniva spesso per gli stenti, ma la sua determinazione la porta a completare gli studi a tempo di record: fu una delle due uniche donne laureate in Fisica nell’anno accademico 1893. La migliore del suo corso e perciò conseguì una borsa di studio che usò per laurearsi, appena un anno dopo, anche in Matematica.

Grazie all’ennesima borsa di studio universitaria, le fu affidato l’incarico di condurre alcune ricerche sulle proprietà magnetiche dell’acciaio, così Marie cominciò a cercare un laboratorio ben attrezzato. Alcuni amici le fecero il nome di un certo Pierre Curie, un fisico esperto nelle leggi del magnetismo. I due si incontrarono e quell’incontro cambiò per sempre le vite di entrambi, sebbene Pierre non avesse il laboratorio che Marie cercava. Pierre Curie, di otto anni più vecchio di Marie, era già uno scienziato di fama internazionale.
Nel 1895 Marie e Pierre si sposarono e ricevettero come regalo di nozze due biciclette, con le quali si concessero l’unica vacanza della vita: tre settimane di luna di miele nei dintorni di Parigi.

I due coniugi Marie e Pierre Curie divennero inseparabili nella vita e nel lavoro. Pierre aveva sviluppato uno strumento che permise a Marie di riprendere gli affascinanti studi, ormai quasi dimenticati, dello scienziato Henri Becquerel, il quale mentre osservava la fosforescenza dei sali di uranio, si accorse che quel materiale emetteva raggi in grado di impressionare una lastra fotografica anche senza bisogno della luce solare. I coniugi approfondirono gli studi sulle radiazioni che portarono alla scoperta di nuove sostanze. Dopo quattro anni di duro lavoro, in un capannone fatiscente attrezzato da loro, Marie ottenne una quantità di radio puro, simile a pochi granelli di sabbia ma sufficiente per presentare al mondo, nel 1903, la loro scoperta. Marito e moglie avevano individuato due nuovi elementi chimici fino ad allora sconosciuti: il radio e il polonio. Quest’ultimo così denominato in onore della patria di Marie.

Furono senza dubbio gli anni più felici della loro vita. I coniugi Curie ricevettero il premio Nobel per la Fisica. In principio l’Accademia di Svezia, un’istituzione non certo progressista, aveva candidato solo Pierre Curie ed Henri Becquerel. Ma con una lettera in cui minacciava di rifiutare il premio, suo marito costrinse i giurati a inserire anche il nome di Marie, con la quale spartì giustamente il prestigioso riconoscimento.

Pierre e Marie se ne andavano in giro con fialette di radio in tasca, iniziando a poco a poco a scoprirne le potenzialità in campo medico, ma anche, purtroppo, le ripercussioni sulla salute. Quei loro amati composti erano talmente letali che i quaderni su cui Marie teneva i suoi diari, data la loro carica radioattiva, sono custoditi ancora oggi in scatole piombate nella Biblioteca nazionale di Parigi. Marito e moglie infatti stavano spesso male, con forti dolori alle ossa.

Pierre Curie in una mattina dell’aprile 1906, mentre attraversava la strada a Parigi, venne investito da una carrozza. A soli trentanove anni Marie rimase vedova con le due figlie, Irène ed Ève, di nove e due anni. Quel giorno la sua vita andò in frantumi. Dovette affrontare da sola un mondo estremamente maschilista senza però lasciarsi mai scoraggiare. Cinque anni più tardi, nel 1911, Marie Curie fu la prima donna di Francia a insegnare alla Sorbona, ereditando la cattedra del marito, e vinse nuovamente il premio Nobel, questa volta per la Chimica.

Nonostante le polemiche mosse dagli ambienti più conservatori del mondo della scienza, Marie Curie dimostrò determinazione e coraggio fuori dal comune, e fedeltà alla patria francese, al punto che inventò e guidò personalmente durante la Prima Guerra Mondiale delle ambulanze radiologiche, chiamate “le Petit Curie”, grazie alle quali si poterono salvare migliaia di vite di soldati francesi prestando loro cure direttamente sul fronte di guerra e nelle prime linee delle trincee.

La sua morte avvenne il 4 luglio 1934, proprio a causa delle radiazioni subite durante una vita intera di studi. Grazie alle sue scoperte la radiologia contribuì in modo determinante alle cure sul cancro salvando un numero incalcolabile di vite. Infine, oltre a restare l’unica donna ad aver vinto due Premi Nobel, ebbe l’onore, sebbene ottenuto tanti decenni dopo la sua morte, nel 1995, di vedere le sue spoglie traslate all’interno del Pantheon. Anche in questo Marie è la prima donna a riposare per l’eternità in mezzo ai “grandi uomini della patria”.

Chi si è lasciato ispirare? Nel 2019 è uscito un film sulla vita di Marie Curie: “Radioactive” tratto dall’omonimo graphic novel di Marjane Satrapi che ha anche diretto la pellicola. A interpretare il ruolo della scienziata sono Rosamund Pike e Anya Taylor-Joy (anche protagonista de “La regina degli scacchi”).

Libertà. Storie di rivoluzionari per ragazzi che vogliono cambiare il mondo

La copertina del libro "Libertà. Storie di rivoluzionari per ragazzi che vogliono cambiare il mondo"

Marie Curie è uno dei personaggi che potrete conoscere nel libro Libertà. Storie di rivoluzionari per ragazzi che vogliono cambiare il mondo, di Andrea Melis, edito da Feltrinelli.

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