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Una giovane ragazza (il cui nome resterà anonimo) qualche mese fa (il 18 gennaio 2021), nel giorno del suo compleanno ha twittato la sua gioia per la prima azione da persona indipendente.

Inserirlo nella rubrica Idee e azioni di pace ci permette di lanciare un messaggio, anche un piccolo gesto può cambiare il mondo: sentirsi parte è essenziale per costruirne uno migliore.

GRAZIE CARA AMICA perché il tuo regalo più bello l’hai fatto a noi con la tua azione e idea di pace!

“Volevo condividere qua una cosa che ho fatto e che mi ha reso felice, anche se si tratta di un piccolo gesto;
qualche giorno fa, dopo aver compiuto 18 anni, ho fatto la prima donazione interamente a mio nome a
@emergency_ong, in particolare al Centro Salam, un ospedale di cardiochirurgia a Khartoum, in Sudan.
Mi sono sempre resa conto di quanto io sia fortunata ad avere un letto caldo, una casa stabile, vestiti puliti e cibo, e mi sono sempre sentita in debito con la vita per essere cresciuta in un posto sicuro, dove posso avere cure mediche, istruzione e tutte le comodità di cui ogni persona può avere bisogno. E sempre ho voluto dare il mio piccolo contributo per aiutare chi invece nemmeno sa cosa vuol dire sicurezza.
Dopo queste feste, passato il Natale e il mio compleanno, ho visto quanta fortuna mi circonda, quanto sia bello avere dei regali, avere l’amore e il supporto di qualcuno. Ho visto anche quante cose inutili mi circondano, e mi sono resa conto che con quei soldi avrei comprato qualcosa che mi avrebbe soddisfatta per un tempo limitato, così ho deciso di fare un regalo a chi davvero ha bisogno di sentirsi protetto, un dono che rimane, che non perde mai valore.
Questa non è la mia prima donazione, ma è la prima che faccio da persona indipendente, con la consapevolezza che un gesto così da a loro quanto da a me. Il regalo più bello è donare, e io ho la fortuna di poterlo fare, sostenendo chi ne ha bisogno. Sicuramente è un piccolo gesto, non pretendo di cambiare il mondo, ma dentro me stessa cambio ogni giorno come vedo la realtà che mi circonda”.

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Da lunedì 22 marzo a venerdì 26 marzo, EMERGENCY è presente al Salone del lavoro e delle professioni.

5 giorni di eventi live: convegni, laboratori, career meeting per mettere in connessione professionisti e mondo della scuola.

Un’occasione dedicata ai giovani studenti per incontrare e parlare con esperti di vari settori, accedere a nuove informazioni e orientarsi nel mondo della formazione e del lavoro.

EMERGENCY ha scelto di partecipare per raccontare la propria esperienza di lavoro nel No Profit, un settore che permette di coniugare etica personale, passione e professionalità.

Tutte le mattine, nel nostro stand virtuale, vi presenteremo le nostre iniziative di sensibilizzazione e di promozione dei diritti umani, le nostre attività sanitarie a favore delle vittime della guerra, della povertà e degli esclusi.

Tutti i pomeriggi daremo spazio alle testimonianze delle persone che lavorano in EMERGENCY e quotidianamente si occupano di informazione delle attività dell’associazione tramite i social network, organizzazione e ideazione di eventi culturali e musicali per promuovere una cultura di pace, attenzione verso i nostri sostenitori e relazione con i donatori per la raccolta fondi a sostegno dei nostri ospedali, coinvolgimento di persone volontarie che attivamente mettono a disposizione il loro tempo e le loro capacità per parlare e diffondere la solidarietà tra le persone.

Per scoprire il nostro programma e iscriverti clicca qui: EMERGENCY ONG ONLUS – Campus Orienta Digital (salonedellostudente.it)

La visita al Salone permette di acquisire CREDITI PCTO.

Nella sua Polonia, Maria Salomea Skłodowska veniva chiamata Manya dai suoi cinque fratelli di cui lei era la più piccola. A quei tempi, alla fine dell’800, i russi controllavano la Polonia, alle ragazze non era consentito studiare. Manya era figlia di due insegnanti, ricevette così una prima educazione scolastica. Il suo amore per lo studio e la scienza l’aiutavano a credere che un giorno avrebbe potuto frequentare una prestigiosa università europea. Tuttavia le origini familiari erano molto umili, per veder realizzato il suo sogno la ragazza fece un accordo con l’amata sorella Bronya: la piccola Maria avrebbe lavorato come governante per pagarle gli studi, per permettere alla sorella maggiore di studiare Medicina a Parigi, ma dopo la laurea avrebbe restituito il favore, invitandola a raggiungerla a Parigi. Mentre Bronya studiava alla Sorbona, Manya lavorava e frequentava la cosiddetta “Università Volante” in Polonia: una scuola clandestina di studenti che si riunivano ogni giorno in un posto diverso per sfuggire al controllo dei soldati russi.

La preparazione non fu delle migliori, ma quando finalmente venne il suo turno, a ventiquattro anni, senza sapere una sola parola di francese si mise in viaggio per Parigi. Dopo quattro giorni estenuanti, in un vagone privo di sedili (viaggiò su una sedia che si era portata da casa), finalmente Maria raggiunse la sorella. In Francia divenne Marie ed ebbe il privilegio di essere tra le pochissime studentesse donne alla Sorbona, all’epoca erano una ventina su quasi duemila iscritti. La sua condizione economica continuava a essere disperata. Marie era malnutrita e sveniva spesso per gli stenti, ma la sua determinazione la porta a completare gli studi a tempo di record: fu una delle due uniche donne laureate in Fisica nell’anno accademico 1893. La migliore del suo corso e perciò conseguì una borsa di studio che usò per laurearsi, appena un anno dopo, anche in Matematica.

Grazie all’ennesima borsa di studio universitaria, le fu affidato l’incarico di condurre alcune ricerche sulle proprietà magnetiche dell’acciaio, così Marie cominciò a cercare un laboratorio ben attrezzato. Alcuni amici le fecero il nome di un certo Pierre Curie, un fisico esperto nelle leggi del magnetismo. I due si incontrarono e quell’incontro cambiò per sempre le vite di entrambi, sebbene Pierre non avesse il laboratorio che Marie cercava. Pierre Curie, di otto anni più vecchio di Marie, era già uno scienziato di fama internazionale.
Nel 1895 Marie e Pierre si sposarono e ricevettero come regalo di nozze due biciclette, con le quali si concessero l’unica vacanza della vita: tre settimane di luna di miele nei dintorni di Parigi.

I due coniugi Marie e Pierre Curie divennero inseparabili nella vita e nel lavoro. Pierre aveva sviluppato uno strumento che permise a Marie di riprendere gli affascinanti studi, ormai quasi dimenticati, dello scienziato Henri Becquerel, il quale mentre osservava la fosforescenza dei sali di uranio, si accorse che quel materiale emetteva raggi in grado di impressionare una lastra fotografica anche senza bisogno della luce solare. I coniugi approfondirono gli studi sulle radiazioni che portarono alla scoperta di nuove sostanze. Dopo quattro anni di duro lavoro, in un capannone fatiscente attrezzato da loro, Marie ottenne una quantità di radio puro, simile a pochi granelli di sabbia ma sufficiente per presentare al mondo, nel 1903, la loro scoperta. Marito e moglie avevano individuato due nuovi elementi chimici fino ad allora sconosciuti: il radio e il polonio. Quest’ultimo così denominato in onore della patria di Marie.

Furono senza dubbio gli anni più felici della loro vita. I coniugi Curie ricevettero il premio Nobel per la Fisica. In principio l’Accademia di Svezia, un’istituzione non certo progressista, aveva candidato solo Pierre Curie ed Henri Becquerel. Ma con una lettera in cui minacciava di rifiutare il premio, suo marito costrinse i giurati a inserire anche il nome di Marie, con la quale spartì giustamente il prestigioso riconoscimento.

Pierre e Marie se ne andavano in giro con fialette di radio in tasca, iniziando a poco a poco a scoprirne le potenzialità in campo medico, ma anche, purtroppo, le ripercussioni sulla salute. Quei loro amati composti erano talmente letali che i quaderni su cui Marie teneva i suoi diari, data la loro carica radioattiva, sono custoditi ancora oggi in scatole piombate nella Biblioteca nazionale di Parigi. Marito e moglie infatti stavano spesso male, con forti dolori alle ossa.

Pierre Curie in una mattina dell’aprile 1906, mentre attraversava la strada a Parigi, venne investito da una carrozza. A soli trentanove anni Marie rimase vedova con le due figlie, Irène ed Ève, di nove e due anni. Quel giorno la sua vita andò in frantumi. Dovette affrontare da sola un mondo estremamente maschilista senza però lasciarsi mai scoraggiare. Cinque anni più tardi, nel 1911, Marie Curie fu la prima donna di Francia a insegnare alla Sorbona, ereditando la cattedra del marito, e vinse nuovamente il premio Nobel, questa volta per la Chimica.

Nonostante le polemiche mosse dagli ambienti più conservatori del mondo della scienza, Marie Curie dimostrò determinazione e coraggio fuori dal comune, e fedeltà alla patria francese, al punto che inventò e guidò personalmente durante la Prima Guerra Mondiale delle ambulanze radiologiche, chiamate “le Petit Curie”, grazie alle quali si poterono salvare migliaia di vite di soldati francesi prestando loro cure direttamente sul fronte di guerra e nelle prime linee delle trincee.

La sua morte avvenne il 4 luglio 1934, proprio a causa delle radiazioni subite durante una vita intera di studi. Grazie alle sue scoperte la radiologia contribuì in modo determinante alle cure sul cancro salvando un numero incalcolabile di vite. Infine, oltre a restare l’unica donna ad aver vinto due Premi Nobel, ebbe l’onore, sebbene ottenuto tanti decenni dopo la sua morte, nel 1995, di vedere le sue spoglie traslate all’interno del Pantheon. Anche in questo Marie è la prima donna a riposare per l’eternità in mezzo ai “grandi uomini della patria”.

Chi si è lasciato ispirare? Nel 2019 è uscito un film sulla vita di Marie Curie: “Radioactive” tratto dall’omonimo graphic novel di Marjane Satrapi che ha anche diretto la pellicola. A interpretare il ruolo della scienziata sono Rosamund Pike e Anya Taylor-Joy (anche protagonista de “La regina degli scacchi”).

Libertà. Storie di rivoluzionari per ragazzi che vogliono cambiare il mondo

La copertina del libro "Libertà. Storie di rivoluzionari per ragazzi che vogliono cambiare il mondo"

Marie Curie è uno dei personaggi che potrete conoscere nel libro Libertà. Storie di rivoluzionari per ragazzi che vogliono cambiare il mondo, di Andrea Melis, edito da Feltrinelli.

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I colori di una nuova vita

Il fumetto scritto dai ragazzi per i ragazzi

“I colori di una nuova vita” è la storia di tre adolescenti: Rachida, una ragazza sudanese che ama il rap e correre; Goran, proveniente dal Kurdistan iracheno, che ha la passione del disegno; e Amal, che vive a Kabul e per poter uscire da sola si è rasata i capelli a zero e si fa chiamare Amir.

Più di 1.300 studenti delle scuole secondarie di I grado hanno partecipato lo scorso anno al contest lanciato da EMERGENCY e Tunué sul tema della migrazione attraverso il linguaggio del graphic novel.

Quattro disegnatori si sono ispirati alle idee e ai testi dei vincitori, uniti in un’unica sceneggiatura.

Le storie sono state rielaborate dallo sceneggiatore Federico Mazzoni e affidate alle matite e alle tavolette grafiche di Pier Giuseppe Giunta, Simona Binni, Christian Galli e Sk3no.

Guarda la presentazione con il racconto di tre dei giovani autori insieme alla loro insegnante, attraverso le domande della giornalista Laura Silvia Battaglia e con lo sceneggiatore Federico Mazzoni e con la scrittrice Arianna Giorgia Bonazzi.

“I colori di una nuova vita”

Notifica di cambiamento

Evento on line gratuito per gli studenti delle scuole superiori - 23 gennaio 2021

Dal video-making alla fotografia, da TikTok al cortometraggio passando per il graphic novel e il mobile journalism: 6 diversi mezzi di comunicazione saranno al centro di 6 diversi workshop che si svolgeranno in contemporanea nella mattinata del 23 gennaio. “Notifica di cambiamento” è un evento on line gratuito che vuole coinvolgere voi studenti delle scuole superiori, partendo da temi vicini alla vostra quotidianità e interessi e affrontando temi sociali importanti.

Per iscriversi ai workshop è necessario compilare il form on line su www.iusve.it/notifica-di-cambiamento.

EMERGENCY è disponibile a riconoscere per i PCTO le ore di frequenza ai seminari.

L’evento è realizzato da EMERGENCY in collaborazione con diversi partner e con il contributo dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, a conclusione del progetto di Educazione alla Cittadinanza Globale “NO ALLA GUERRA, per una società pacifica e inclusiva rispettosa dei diritti umani e della diversità fra i popoli”.

Vi aspettiamo numerosi, non perdete questa interessante opportunità! Condividete la notizia con professori, compagni di classe e amici!

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Hai già scelto il libro da leggere durante le vacanze?

In questi mesi vi abbiamo fatto conoscere alcuni dei personaggi che popolano “Libertà! Storie di rivoluzionari per ragazzi che vogliono cambiare il mondo”. Questa settimana potete sfogliare le pagine di questo libro attraverso il video-racconto dell’autore.

Andrea Melis vi presenta la sua opera e la scelta di inserire EMERGENCY come il 16° racconto del libro. Noi siamo molto fieri della collaborazione e pensiamo sia un’ottima compagnia per trascorrere le vacanze natalizie.

Libertà. Storie di rivoluzionari per ragazzi che vogliono cambiare il mondo

La copertina del libro "Libertà. Storie di rivoluzionari per ragazzi che vogliono cambiare il mondo"

Prometeo è uno dei personaggi che potrete conoscere nel libro Libertà. Storie di rivoluzionari per ragazzi che vogliono cambiare il mondo, di Andrea Melis, edito da Feltrinelli.

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Il 10 dicembre 1948 nasceva la Dichiarazione Universale dei diritti Umani (DUDU).

Al contrario di quanto pensiate non è per niente vecchia! I principi contenuti nel Preambolo e nei trenta articoli non sono passati di moda; anzi, e se lo facessero avremmo un problema, o molti di più.

Di cosa stiamo parlando? Ok, ricominciamo dall’inizio o forse da questa immagine. Non si tratta di una tavola periodica, e nemmeno di un arcobaleno. Questa è la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: gli articoli sono categorizzati per argomento e ambito di riferimento.

Attenzione, non è una classifica! Ciascun diritto ha la stessa importanza di tutti gli altri. Se si volessero descrivere con un aggettivo, o meglio tre, oltre che universali sono: inalienabili, indivisibili e interdipendenti. Per dirla in altre parole: se non avessi una casa e fossi costretto a vivere per strada, o in una tenda al freddo, rischierei di ammalarmi. Avrei bisogno di un dottore, se fosse gratuito, mi potrei curare! E se non lo fosse? Se non avessi i soldi o la mia famiglia non potesse pagarlo? Niente cure, niente scuola, studio e lavoro (questo solo per citare alcuni dei nostri diritti di tutti i giorni).

Per ricapitolare:

Universali – riconosciuti a tutti perché appartenenti al genere umano. Senza alcuna eccezione o distinzione tra le persone, nemmeno per differenza di genere o possibilità economiche, sociali e politiche.

Inalienabili e indivisibili – se ce l’hanno tutti, non è necessario doverli cedere o toglierli ad altri.

Interdipendenti – legati gli uni agli altri e se anche solo uno non è rispettato, altri non lo saranno.

Ah giusto, si parlava anche di un Preambolo:

“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.

Da parte nostra aggiungiamo: non esiste uguaglianza senza diritti e viceversa.

Buon compleanno DUDU!

A Milano, a Roma, a Napoli e a Piacenza, ogni giorno EMERGENCY cerca di non far mancare il necessario a chi da un momento all’altro – per colpa della pandemia – ha perso la sicurezza di poter mettere insieme pranzo e cena in tavola, o di prendersi cura della propria famiglia e della propria casa.

Nessuno Escluso. Neanche a chi ora è in difficoltà è il progetto di distribuzione gratuita di pacchi di alimenti e beni di prima necessità.

Parte tutto dai magazzini di EMERGENCY: arrivano i prodotti, si organizza lo scarico e la divisione per tipologia. Ogni pacco è poi confezionato e consegnato…

Le persone che li ricevono dicono che non è solo la loro dispensa a riempirsi con la spesa, ma anche la loro casa, con le parole di conforto, con la serenità e i sorrisi dei volontari di EMERGENCY, impegnati tutti i giorni ad accogliere le richieste delle persone, a preparare e a distribuire i pacchi.

Cosa c’entra tutto questo con voi studenti, vi chiederete? Forse niente… o forse tanto! Guardate il video, siamo sicuri che troverete la risposta a questa domanda 🙂

Ringraziamo Davide Preti per le riprese e la realizzazione del video.

Tra le più importanti pittrici italiane. A soli sei anni Artemisia già conosceva le tecniche del colore, sapeva mescolare e impastare pigmenti e, in breve tempo, passò dal dipingere per diletto a diventare una collaboratrice del padre, in un’epoca in cui le donne non potevano frequentare alcuna scuola d’arte.

Trascorse l’infanzia a Roma, dove Orazio Gentileschi si era trasferito in cerca di incarichi presso la corte pontificia, nell’epoca in cui papa Gregorio XII e papa Sisto V stavano dando un grande impulso artistico alla città, e si andavano costruendo numerose chiese e monumenti religiosi nel quartiere che va da piazza di Spagna e Santa Maria del Popolo, zona che pullulava di artisti e in cui risiedeva anche la famiglia Gentileschi.

La loro casa era frequentata da artisti famosi, tra cui anche il celebre Caravaggio.

Nel 1611 il Gentileschi riceve un prestigioso incarico insieme ad Agostino Tassi, detto “Lo Smargiasso”, che aveva grande fama di imbroglione. Giunto a Roma era riuscito a liberarsi del suo cognome originale, che era Buonamici, assumendo quello del mecenate che lo proteggeva a Roma, il conte Tassi, che lo apprezzava per la sua abilità nel disegno prospettico, creando nei suoi dipinti e affreschi l’illusione della profondità e dei volumi.

Durante il periodo in cui Orazio Gentileschi e Agostino lavorarono insieme divennero amici. E per tutta la primavera e l’estate capitava spesso che finito di dipingere Agostino frequentasse casa di Orazio, dove ebbe modo di conoscere la giovane Artemisia, alla quale diede anche lezioni di pittura sulla prospettiva. Agostino Tassi s’invaghì della ragazza, tanto che cercò più volte di convincerla a concedersi a lui, anche con le minacce. Nonostante i continui rifiuti, un giorno, con la complicità di Tuzia, una vicina di casa che si prendeva cura di Artemisia in assenza del padre, Agostino si introdusse nella stanza della ragazza e abusò di lei. Artemisia rimarrà profondamente scossa sia dalla violenza che dal tradimento di quella che considerava un’amica.

Le vicende successive allo stupro furono molto dolorose per la pittrice. Da vittima si trovò quasi a essere trattata da colpevole. Dovette subire umiliazioni pubbliche e confermare la sua versione sotto la tremenda tortura delle sibille, delle corde sottili che stritolavano i pollici causando un dolore immenso e rischiando di compromettere le sue delicate mani da pittrice.

Il processo si concluse dunque con una lieve condanna del Tassi, e una grande umiliazione per Artemisia che si vide imporre dal padre un matrimonio riparatore con tale Pietro Antonio Stiattesi, un modesto pittore e un pessimo amministratore del patrimonio famigliare, col quale ebbe quattro figli e da cui si separò perché aveva speso tutti i guadagni di Artemisia, mandando sul lastrico la famiglia.

Da quel momento Artemisia decise di fare da sé: iniziò a prendersi cura dei figli e della propria carriera firmandosi orgogliosamente “Madonna Artemisia Lomi pittora in suo nome proprio”.

Negli anni successivi, la carriera di Artemisia fu eccellente e le permise di riscattarsi presso le maggiori corti d’Europa. La donna contrattava di persona i suoi compensi, arrivò persino ad assumere suo fratello come segretario, raro caso di un uomo al servizio di una donna, in un’epoca dove le donne spesso nemmeno potevano dipingere. Artemisia riuscì a tornare a Roma, fra il
1620 e il 1626, da cui era fuggita nel disonore ma che ora la accoglieva come artista stimata e donna di fama.

Tra i tanti quadri celebri di Artemisia il più misterioso e affascinante resta la tela che ritrae “Giuditta che decapita Oloferne”. Un quadro che interpreta in modo rivoluzionario un tema biblico già dipinto da Caravaggio e altri famosi pittori, ma che nelle mani di Artemisia diventò un modo per rivendicare sé stessa e la forza ribelle delle donne attraverso l’arte, liberandosi dai soprusi di un modo dominato prevalentemente dagli uomini.

Curiosità: nello stile e in alcuni atteggiamenti, il personaggio del manga “Arte” di Arte Spalletti è parzialmente ispirato alla stessa Artemisia.

Chi si è lasciato ispirare? Alla figura di Artemisia Gentileschi sono stati dedicati diversi romanzi: Artemisia di Anna Banti (1947) e l’omonimo di Alexandra Lapierre (1998); infine La Passione di Artemisia di Susan Vreeland (2002). Nella cinematografia si segnalano: Artemisia – Passione estrema (Artemisia) diretto da Agnés Merlet (1997); il documentario Artemisia Gentileschi, pittrice guerriera (2020).

Libertà. Storie di rivoluzionari per ragazzi che vogliono cambiare il mondo

La copertina del libro "Libertà. Storie di rivoluzionari per ragazzi che vogliono cambiare il mondo"

Prometeo è uno dei personaggi che potrete conoscere nel libro Libertà. Storie di rivoluzionari per ragazzi che vogliono cambiare il mondo, di Andrea Melis, edito da Feltrinelli.

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“Chi me lo ha fatto fare?”

Alcune mattine mi capitava di svegliarmi con questa domanda in testa. Il segnale che la stanchezza cominciava a prendere il sopravvento. E che avrei avuto bisogno di un po’ di riposo.

“Chi me lo ha fatto fare?”

La domanda continuava a ronzarmi in testa anche in Pronto soccorso, quella sera che è arrivato un anziano pastore con un trauma provocato da una mucca colpita dall’esplosione di una mina e scaraventata dall’onda d’urto.

C’era un vero e proprio macello in Pronto soccorso, quella sera: un paziente con una scheggia metallica grossa come un quaderno conficcata tra gli occhi, un altro con la guancia sinistra aperta… Dallo squarcio si vedeva tutta l’arcata dentale inferiore.

E poi lui: un bambino ferito di nemmeno 10 anni. I residui metallici di un ordigno ancora sul cranio, un avambraccio esploso, un volto troppo gonfio anche per la maschera dell’ossigeno, gli occhi completamente fuori dalle orbite.

Accanto a quel bambino, suo nonno. “La prego… può dare a mio nipote i miei occhi? A me, ormai, servono solo per piangere”. Continuava a ripetermi questo. L’unica cosa che riusciva a dire.

In una frazione di secondo, la domanda con cui mi ero svegliato è svanita per sempre dalla mia testa.

La sua, invece, continuo a ripetermela dentro da giorni. E non se ne è ancora andata.

— Alberto, Coordinatore medico di EMERGENCY in Afghanistan

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