Il terzo anno in mare di EMERGENCY con la Life Support

Il Mediterraneo rimane una delle rotte migratorie più letali al mondo, nonché teatro di una crisi umanitaria non riconosciuta. Le persone che tentano di attraversare il mare sono spinte da una serie di pressioni che si alimentano a vicenda: conflitti armati, persecuzioni, violazioni dei diritti umani, sfollamenti legati al cambiamento climatico, fragilità economica e ricerca di migliori condizioni di vita.  

Anche nel nostro terzo anno in mare abbiamo continuato a osservare e monitorare gli effetti delle pratiche persistenti che ostacolano l’azione umanitaria in mare: il ricorso ai fermi amministrativi ai sensi del Decreto Piantedosi e l’assegnazione arbitraria di porti distanti esclusivamente alle navi delle ONG. 

“Il prezzo delle politiche di esternalizzazione è la violazione sistematica di diritti fondamentali in un ciclo di violenza ed estorsione qualificato da esperti indipendenti internazionali come crimine contro l’umanità. Nel 2025, inoltre, EMERGENCY ha assistito a un’escalation di intercettazioni e respingimenti messi in atto da motovedette libiche direttamente finanziate o fornite dall’UE e dai suoi Stati membri. Anche le ONG di ricerca e soccorso continuano a subire attacchi deliberati durante le operazioni di soccorso, tra cui spari con armi da fuoco, minacce, intimidazioni e violenze verbali.”

Davide Giacomino, advocacy officer EMERGENCY

Numeri della Life Support nel 2025

Nel 2025, la Life Support ha effettuato 10 missioni nel Mediterraneo centrale e ha partecipato in qualità di nave osservatrice alla Global Sumud Flotilla. La nave ha portato a termine 14 operazioni SAR, portando in salvo 783 persone, Iil 25% di tutte le persone soccorse erano minori.  
 
Dall’inizio delle sue operazioni in mare nel dicembre 2022, Life Support ha soccorso 3.510 persone (dato aggiornato ad aprile 2026). 

L’impatto dell’assegnazione dei porti distanti

Per tutto il 2025, l’assegnazione dei porti distanti alle navi delle ONG che operano nel Mediterraneo ha continuato a ostacolare le attività di ricerca e soccorso, costringendo i naufraghi già vulnerabili ad ulteriori giorni aggiuntivi di navigazione prima di raggiungere le coste italiane. Questa prassi ha costretto la Life Support a navigare per 10.060 km in più, con 14 giorni di navigazione aggiuntivi per le persone soccorse e 28 giorni per l’equipaggio.

Le attività sanitarie a bordo

Garantire accesso a cure gratuite e di qualità è parte fondamentale del mandato di EMERGENCY. A bordo della Life Support, il team sanitario, composto da un medico e due infermieri, assicura assistenza continua dal momento del soccorso e per tutto il viaggio, fino allo sbarco. Una volta a bordo, i naufraghi vengono sottoposti a un triage sanitario per valutare le loro condizioni cliniche, prima di essere accompagnato nella shelter area, dove si trova l’ambulatorio. Nel corso di 10 missioni, il nostro team sanitario ha effettuato 440 visite cliniche per 270 pazienti, più di un terzo delle 783 persone soccorse quell’anno.

“Assegnare porti lontani significa sottoporre i sopravvissuti a viaggi inutilmente prolungati, ritardando il loro l’accesso ai servizi essenziali in linea con il diritto internazionale. Vuol dire anche allontanare le navi della Flotta Civile dall’area operativa e aumentare i costi per le ONG. Il decreto Piantedosi insieme all’assegnazione di porti distanti dall’area operativa, ha dunque sottratto tempo e risorse preziose al soccorso e alla tutela della vita di chi è in mare, e ha allontanato gli unici testimoni delle violazioni commesse dal Mediterraneo Centrale. A queste pratiche, si aggiungerà presto un nuovo discutibile strumento: il cosiddetto blocco navale transitorio progettato dal governo”.

Carlo Maisano, capo progetto della Life Support

Missione della Global Sumud Flottilla

La Life Support, tra settembre e ottobre 2025, ha partecipato come nave osservatrice e di supporto alla Global Sumud Flotilla (GSF), la missione non violenta che ha riunito delegazioni da 50 Paesi in un gesto di solidarietà internazionale.

La Flotilla ha tentato di raggiungere Gaza via mare per sfidare il blocco navale e consegnare aiuti umanitari essenziali. Durante la missione, la Life Support ha fornito assistenza medica, meccanica e logistica alle imbarcazioni.

Il terzo anno in mare della Life Support

Continuiamo a chiedere un cambio di approccio alle migrazioni in Europa

Il report si conclude con una serie di raccomandazioni concrete, pensate per favorire un cambiamento profondo nell’approccio alle migrazioni.

Chiediamo di rafforzare le attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, porre fine alla criminalizzazione delle persone in movimento e delle ONG e interrompere le politiche di respingimento e di esternalizzazione delle frontiere.

Il terzo anno in mare

Contro corrente: tre anni di soccorso in mare della LifeSupport

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