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La chiusura dei porti italiani è una decisione inumana

29 giugno 2018

Anche oggi sono naufragate 100 persone al largo delle coste libiche. La chiusura dei porti italiani alle navi delle Ong che salvano i migranti in fuga dalla Libia è una decisione inumana. Non sono le navi il fattore di attrazione dei profughi, ma l’Europa e quello che essa rappresenta: la possibilità di una vita libera e dignitosa”, dice Rossella Miccio, presidente di Emergency.

La chiusura dei porti è l’ennesimo atto di guerra verso i migranti e una falsa soluzione.

Non dà risposte ai migranti che fuggono da situazioni drammatiche, se non morire in mare o costringerli a rimanere in centri di detenzione dove non vengono rispettati i più elementari diritti umani.

Non dà risposte ai cittadini europei, che in realtà sono più minacciati dalla crisi economica e dalla mancanza di riferimenti politici e sociali che da un flusso di migranti contenuto e quasi fisiologico: 44 mila persone arrivate via mare in tutta Europa nei primi 5 mesi dell’anno.

Criminalizza l’intervento di organizzazioni che hanno come unico obiettivo salvare vite in pericolo nel momento in cui più ce n’è bisogno, senza essere in grado di farlo direttamente.

Esistono altre vie di soluzione per un’Europa che voglia seriamente tenere fede ai valori su cui si fonda, come l’apertura di corridoi umanitari e il ripristino dei flussi legali di entrata.
Finché tuttavia l’Europa non si assumerà la responsabilità di intervenire sulle cause delle migrazioni – guerre e povertà – non potrà affrontare in modo efficace la gestione dei flussi dei migranti.

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