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AFGHANISTAN. VIOLAZIONI DEL DIRITTO UMANITARIO: GLI ‘INCIDENTI’ CHE HANNO COINVOLTO IL NOSTRO STAFF.

4 dicembre 2019

Durante la notte di sabato le forze armate afghane (ANSF – Afghanistan National Military Forces) e le forze armate internazionali (International Military Forces) hanno condotto un’operazione ‘di ricerca’ nell’area di Zokuri Khail, provincia di Ghazni, dove si trova il Posto di primo soccorso di Andar (FAP – First Aid Post), collegato al Centro chirurgico di EMERGENCY a Kabul tramite un servizio di ambulanza operativo 24 ore su 24.

Circa 40 militari con unità cinofile sono entrati nel Posto di primo soccorso di EMERGENCY alla ricerca di membri appartenenti ai gruppi di opposizione armata. Nel FAP, quella notte, erano di turno due infermieri, un addetto alla pulizia e l’autista dell’ambulanza. Non era presente nessun paziente.

Alle insistenti domande degli uomini armati rispetto al tipo di selezione fatta da EMERGENCY all’arrivo dei pazienti, lo staff ha risposto affermando che la nostra organizzazione cura tutti i pazienti che arrivano, nessuno escluso, e soprattutto senza indagare sulla loro posizione politica nel rispetto del diritto umanitario, che prevede l’obbligo di fornire soccorso in maniera imparziale e non discriminante.
EMERGENCY è un’associazione indipendente, neutrale e presta cure a chiunque ne abbia bisogno senza discriminazioni e senza subire condizionamenti.

Nonostante i 4 membri dello staff non abbiano subito violenze fisiche, durante l’operazione, durata oltre due ore, è stato richiesto loro di togliere gli indumenti, e alla fine tutti i cellulari e il registro dei pazienti del mese di novembre sono stati sottratti.

Denunciamo con forza questo episodio che è l’ennesimo, tra tanti accaduti quest’anno, che hanno visto coinvolto il nostro staff.

Il 7 luglio scorso Gul Ahmad, il supervisore del Posto di primo soccorso di Andar, e Musa Khan, l’addetto alle pulizie, sono stati uccisi da un attacco aereo mentre percorrevano la strada in moto verso Ghazni. Il riconoscimento dei loro corpi, dilaniati dall’esplosione, è avvenuto solo grazie al tesserino di EMERGENCY, per cui hanno lavorato, entrambi, giorno dopo giorno, nonostante i rischi quotidiani di una zona come quella di Ghazni, che è una delle province maggiormente colpite dai combattimenti nel Paese.

Ancora, il 14 maggio scorso, intorno alle 23:30, circa 100 membri delle forze armate afgane, insieme a forze armate internazionali, sono entrati all’interno del nostro Posto di primo soccorso di Andar alla ricerca di un comandante talebano. Hanno ispezionato la clinica alla ricerca di materiale esplosivo e hanno trasportato i membri dello staff all’esterno del FAP, usandoli come scudi umani per ispezionare l’area circostante. Anche in quel caso, finite le ‘indagini’ senza trovare nulla, hanno sottratto telefoni e registro pazienti.

Il registro dei pazienti è uno strumento fondamentale, essenziale per seguire le evoluzioni delle condizioni cliniche dei nostri pazienti. Sottrarre il registro vuol dire, ancora una volta, violare il diritto umanitario, che stabilisce chiaramente che “Gli ospedali civili organizzati per prestare cure ai feriti non potranno, in nessuna circostanza, essere fatti segno ad attacchi; essi saranno, in qualsiasi tempo, rispettati e protetti dalle Parti belligeranti”.

“L’impatto della guerra in Afghanistan sui civili è sconcertante. Sono più di 8.000. infatti, le vittime civili, per il sesto anno consecutivo. Nell’ultimo trimestre, secondo UNAMA, si sono registrati numeri mai visti: 4.313 vittime, il 42% in più rispetto allo stesso periodo del 2018. Quello che facciamo, e che vogliamo continuare a fare, è curare tutti i pazienti che arrivano nei nostri centri sanitari. Le persone curate nei nostri FAP, dall’inizio delle attività in Afghanistan, nel 1999, sono state oltre 5 milioni. Questa è la nostra missione. Il tentativo di ostacolarla è inammissibile e viola qualsiasi normativa di diritto umanitario, oltre a mettere a repentaglio la vita di migliaia di vittime” conclude Rossella Miccio, Presidente EMERGENCY.

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