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Come spiegare la guerra ai bambini e ai ragazzi

Bambini e ragazzi sui media in questi giorni si trovano di fronte a immagini di guerra, a rappresentazioni che non hanno i mezzi per comprendere fino in fondo. Tanti genitori si chiedono dunque come spiegare ai loro figli quello che sta succedendo in Ucraina. EMERGENCY da anni organizza incontri nelle scuole primarie, secondarie e nelle biblioteche, dialoghi aperti sulla violenza e la guerra, sul perché andrebbe abolita e come possiamo costruire una cultura di pace. Abbiamo chiesto a Sandra Manzolillo e Ilaria Montixi dell’Ufficio Scuola di EMERGENCY di raccontarci qual è il loro approccio al tema dandoci qualche indicazione su come parlare della guerra ai più piccoli.

Come rispondere a un bambino che chiede perché la gente fa la guerra

«Perché si fa la guerra?» è la domanda che più di frequente ci rivolgono i bambini o i ragazzi spontaneamente. Quello che noi cerchiamo di fare è non rispondere mai in modo nozionistico, ma stimolare e accogliere le loro riflessioni per incentivare la discussione aperta” racconta Sandra. In primis non eludere le domande dei più piccoli insomma, poi la risposta dipende molto dall’età: 

  • per i bambini più piccoli partiamo da storie o racconti, che li introducano all’argomento: una fiaba come “La Strabomba” di Mario Lodi (tratta dal libro “Favole di pace”) o ”Promemoria” di Gianni Rodari possono essere un primo approccio. Da qui poi passiamo al loro vivere, cercando di contestualizzare il conflitto nella loro quotidianità, senza banalizzarlo. 
  • i ragazzi più grandi pensano invece spesso alla guerra in maniera mediata dalla finzione: videogiochi, film, cartoni animati sono il loro riferimento principale. Per loro è importante riportare l’argomento alla realtà dei fatti, per esempio noi raccontiamo loro le storie dei loro coetanei, che si trovano a vivere una situazione diversa, così da stabilire un’empatia: da lì spesso scaturiscono una serie di osservazioni e riflessioni, oltre a svilupparsi la capacità di trovare da soli le risposte ad alcuni interrogativi. 

Parlare della guerra attraverso azioni positive: promuovere una cultura di pace

Anche il modo con cui gli adulti parlano fra loro del tema è per bambini e ragazzi uno strumento di apprendimento. Raccontare azioni concrete, mettere al centro l’impegno delle persone: “noi di EMERGENCY usiamo molto le testimonianze, l’esperienza umanitaria nei Paesi in cui lavoriamo. Cerchiamo di far conoscere bisogni, difficoltà, sofferenze per dire che sono superabili, per mostrare che è possibile uscirne” spiega Sandra.  

Un atteggiamento propositivo ai grandi avvenimenti aiuta i bambini a non subire i fatti e le immagini: azioni e comportamenti sono gli strumenti per agire verso gli altri, da applicare anche nella sfera relazionale del bambino. 

Dobbiamo proteggere l’infanzia? A quale età parlare della guerra

Ci si domanda spesso se sia sempre necessario discutere con i più piccoli della guerra e delle sue conseguenze o se come genitori abbiamo la responsabilità di proteggere la loro infanzia dall’orrore, per esempio evitando di guardare le notizie in loro presenza. I genitori hanno un corretto senso di protezione nei confronti dei loro figli, ma dobbiamo essere pronti ad affrontare l’argomento quando arrivano da loro domande in merito, fornendo gli strumenti giusti per comprendere i grandi avvenimenti di attualità: “non far vedere loro quello che succede nel mondo può anche sviluppare un senso di passività rispetto a ciò che ci circonda e certamente non è quello che vogliamo. Il nostro compito è spiegare loro che la guerra è una scelta, così come fare la pace e costruire una cultura di pace è una scelta, e lo si può fare attraverso il rispetto delle persone e quindi dei diritti umani, non voltandosi dall’altra parte”.  

Gli strumenti per stimolare il dialogo con i ragazzi

“È sempre sorprendente quanto i ragazzi vogliano sapere durante gli incontri che facciamo nelle scuole secondarie: vogliono capire, non cercano scorciatoie o vie di fuga per ignorare quello che sta accadendo. È importante tenere aperto il dialogo, cercando il loro punto di vista. Spesso nel trovare fonti e notizie attendibili, anche attraverso i social network, sono più competenti di molti adulti a individuare le fake news”. Sandra evidenzia però che spesso a questa età i ragazzi sono affascinati dalla guerra, perciò il nostro lavoro è proprio quello di esplicitare le conseguenze dei conflitti, specialmente sui civili, rapportandole magari alla loro quotidianità: è meno importante fornire loro elementi di storia o geopolitica e molto più importante far conoscere le storie delle persone che ne subiscono gli effetti. Nelle guerre di oggi il 93% delle vittime sono civili.