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“Mi chiedono se questa sia davvero l’Italia”

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“La giornata è tiepida, il sole ci scalda e c’è una leggera brezza sul ponte.”

Nei giorni precedenti all’attracco di Open Arms nel porto di Messina, avvenuto nella serata di ieri, 15 gennaio, il nostro medico Giorgio, al lavoro sulla nave per supportare lo staff, ci aggiornava quotidianamente sulle condizioni dei migranti a bordo. Oltre 100 persone erano state recuperate in due salvataggi diversi nel Mediterraneo e aspettavano un porto sicuro in cui essere accolti.

Sulla prima “carretta del mare”, che lo staff di Open Arms ha soccorso, i migranti hanno testimoniato che avevano finito il carburante e non potevano più procedere. Erano partiti dalla Libia due giorni prima e sarebbero rimasti intrappolati in mezzo al mare.

"Stamattina stavamo navigando al largo della Libia quando abbiamo avvistato un barchino. Non avevamo ricevuto nessuna…

Pubblicato da EMERGENCY su Venerdì 10 gennaio 2020

A bordo di Open Arms, le storie si rincorrono tra sguardi di speranza e attesa. Giorgio ci racconta di un bambino molto piccolo, due anni, recuperato da un gommone alla deriva dai soccorritori in condizioni critiche:

Durante i giorni di viaggio in mare, il disagio e lo stress cominciano ad accumularsi, e a colpire sia gli adulti che i bambini.

Fin quando non è arrivato l’annuncio a bordo da parte del capitano: “Sbarcheremo in Italia, abbiamo un porto sicuro. ”

“In quel momento” – ci scrive Giorgio – “è letteralmente esplosa la festa”.

Le preoccupazioni e il malessere hanno lasciato spazio alla gioia: canti, balli e cori si alternavano sul ponte, coinvolgendo anche lo staff.

Ieri mattina, appena svegli, i migranti soccorsi hanno trovato all’orizzonte che si apriva davanti ai loro occhi il profilo maestoso dell’Etna.

“Guardavano il vulcano con ammirazione e stupore, mi chiedono se questa sia davvero l’Italia” – racconta il nostro medico poche ore prima dello sbarco a Messina.

Alcuni di loro sono in viaggio da più di un anno.

Famiglie, giovani, bambini e donne in gravidanza hanno potuto toccare, finalmente, la terraferma con la speranza di ricominciare una nuova vita, lontano dalla violenza, dalla povertà e dalle discriminazioni.

Ne hanno diritto, come ogni altro essere umano.