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1997: 25 anni fa, un milione di cartoline per la messa al bando delle mine antiuomo

Il 29 ottobre 1997 – 25 anni fa – il Parlamento italiano approvava la Legge n° 374, la legge per messa al bando delle mine antiuomo. Un risultato dovuto anche alla forte mobilitazione dell’opinione pubblica, a cui come EMERGENCY abbiamo contribuito organizzando manifestazioni e azioni di pressione sulle istituzioni.

In Italia non si sapeva che cosa fossero le mine antiuomo, né che il nostro Paese fosse tra i venditori più aggressivi. I pochi che erano a conoscenza di quel commercio di morte – industriali, politici, sindacalisti, e ovviamente chi materialmente le produceva – se ne stavano zitti.

Così sfruttai quelle occasioni televisive per informare il grande pubblico, per suscitare una reazione di civiltà.

Successero cose straordinarie. Le persone avevano capito (…)

Dopo pochi mesi, era il 1994, sul palco di Costanzo riuscimmo a ottenere l’impegno dell’allora ministro della Difesa Cesare Previti per la moratoria sulla produzione e il commercio delle mine antiuomo.

Gino Strada

È proprio per rendere partecipe l’opinione pubblica degli effetti di questa produzione irresponsabile sulle vittime – bambini, uomini, vecchi, colpiti da un invisibile nemico nascosto – che fin dalla nostra fondazione abbiamo raccontato e testimoniato ciò che vedevamo ogni giorno nei nostri ospedali.

La Legge 374/1997 “Norme per la messa al bando delle mine antipersona”

La legge 374 del 29 ottobre 1997 ha messo al bando le mine antiuomo in Italia, vietando “la ricerca tecnologica, la fabbricazione, la vendita, la cessione a qualsiasi titolo, l’esportazione, l’importazione, la detenzione delle mine antipersona di qualunque natura o composizione, o di parti di esse”.

Con questa normativa, l’Italia si impegnava a rinunciare definitivamente alla produzione ed esportazione delle mine antiuomo.

Le cluster bomb o bombe a grappolo

A dicembre del 2021 è stata varata in Italia la legge n° 220 “Misure per contrastare il finanziamento delle imprese produttrici di mine antipersona, di munizioni e submunizioni a grappolo” che ha esteso il divieto di finanziamento ai produttori anche per questi ordigni.

La Campagna di EMERGENCY contro le mine antiuomo

Per raggiungere un risultato così importante, noi di EMERGENCY ci impegnammo in prima linea con una Campagna contro le mine antiuomo che sfruttava uno strumento semplice quanto efficace: delle cartoline. Sul fronte i nomi dei pazienti del nostro ospedale a Sulaimaniya, nel Kurdistan iracheno, sul retro i punti da inserire nel disegno di legge per chiedere la messa al bando delle mine antiuomo.

Accanto a EMERGENCY si mobilitarono diverse altre realtà e la carta stampata, attraverso uscite su riviste e periodici.

Come risultato, almeno 1 milione di cartoline furono firmate e inviate da privati cittadini al Quirinale, all’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro: il ministro degli Esteri affermò di impegnarsi anche per la distruzione degli ordigni posseduti, in seguito a «le sollecitazioni del Parlamento Nazionale e le crescenti preoccupazioni dell’opinione pubblica italiana» che avevamo contribuito a mobilitare.

Il Trattato di Ottawa

Nel 1997 il Trattato di Ottawa – emanato anche grazie all’impegno della coalizione internazionale International Campaign to Ban Landmines (ICBL), che per questo motivo ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace – ha sancito a livello internazionale la messa al bando delle mine, lo smantellamento degli arsenali esistenti e, sul campo, opere di sminamento e di assistenza alle vittime, che saranno numerose ancora per tanti anni.

Purtroppo molti Paesi, tra cui i più potenti e grandi produttori di armi, non lo hanno firmato. Tra questi, Russia, Cina, Stati Uniti, Pakistan, India, Iran, le due Coree. Ferme nei magazzini legali e illegali di tutto il mondo si trovano milioni di mine, pronte per essere utilizzate.

L’Italia ha ratificato il Trattato di Ottawa nel 1999.

Il lavoro di EMERGENCY per le vittime da mina

Ancora oggi, però, decine di milioni di mine antiuomo disseminate nel mondo continuano a fare vittime.

Come quelle che ogni giorno curiamo nei nostri ospedali in Afghanistan e in Iraq, tra i territori che secondo il Landmine Monitor 2021 presentano una contaminazione massiva di mine sul territorio.

A fine 2020, più di 187 km² risultavano minati in Afghanistan. Ancora oggi, nei nostri ospedali nel Paese continuiamo a ricevere feriti da mine e ordigni inesplosi.

Leggi la storia di Malang, curato nel nostro ospedale di Lashkar-gah >

L’Iraq, uno dei Paesi più minati al mondo

L’Iraq è tra i Paesi più contaminati al mondo per estensione del territorio minato: nel Landmine Monitor 2021 si stimano circa 1.119,95 km² di superficie contaminata, e ulteriori 596,27 km² di contaminazione da IED (ordigni esplosivi improvvisati).

L’eredità di decenni di guerre: con il vicino Iran tra il 1980 e il 1988, la prima guerra del Golfo del 1991 e l’invasione della coalizione internazionale a guida statunitense del 2003. Alla contaminazione del suolo iracheno ha poi significativamente contribuito, con mine improvvisate e altri ordigni esplosivi, l’occupazione di larghe porzioni di territorio da parte di Daesh tra il 2014 e il 2017.

Alla fine dei combattimenti, nel 2017, nel Paese si contavano ancora almeno 20 milioni di mine e tra i 2 e i 6 milioni di altri residui bellici esplosivi: il totale effettivo rimane incerto ed è probabilmente superiore. Dal 2015, in Iraq è attiva una missione dell’UNMAS, l’agenzia ONU per l’Azione contro le Mine: bonificare l’intero Iraq, ai ritmi attuali, potrebbe richiedere decenni, se non secoli.

Il Kurdistan iracheno è tra le aree più contaminate al mondo: proprio qui si concentra l’attività di EMERGENCY grazie al Centro di riabilitazione e reintegrazione sociale di Sulaimaniya, che è diventato un punto di riferimento per tutto il Paese, ma anche per la Siria e l’Iran.

Sono oltre 13.500 le protesi garantite in Iraq a pazienti mutilati da mine, residuati bellici, ordigni esplosivi improvvisati: più di 300 solo nei primi 6 mesi del 2022.

Leggi la storia di Othman, che grazie alle cure ricevute nel nostro Centro di riabilitazione ha potuto tornare alla sua attività di pastore >

Nel Centro la nostra attività va oltre la cura: i pazienti vengono sottoposti a trattamenti di fisioterapia e all’applicazione di protesi, ma anche supportati dal punto di vista psico-sociale. Ha questa funzione l’Income generation program, che supporta le persone con disabilità gravi, tra i più vulnerabili, garantendo loro sostegno nell’apertura di negozi a conduzione familiare che hanno la duplice funzione di garantire un sostentamento e di favorire il ritorno alla socialità.

Tra loro c’è Ritzgar, di cui abbiamo raccontato la storia qualche mese fa >

Rizgar