
Siamo a Goderich, per una missione di screening cardiologico che si svolge presso il Centro chirurgico e pediatrico che Emergency ha aperto in Sierra Leone nel 2001.
Kojo è un bambino di 4 anni con una grave malformazione congenita del cuore: sia l'aorta, sia l'arteria polmonare nascono dal ventricolo destro invece che dai ventricoli destro e sinistro. L'arteria polmonare poi è ristretta, poco sangue transita per i polmoni e molto del sangue che viene espulso in aorta e circola per il corpo non è ossigenato.
Spieghiamo al padre l'urgenza di questo viaggio, in che cosa consiste l'intervento... e mi sento a disagio: mi trovo con tutte le mie conoscenze, le mie certezze, davanti a una persona che probabilmente non è mai uscita da Goderich, non è mai stata in un ospedale, non immagina che cosa significhi avere la malattia di suo figlio e non sa che per curarla bisogna aprire il torace, fermare il cuore, ripararlo e farlo ripartire, il tutto a 5 mila km di distanza.
Chissà se ha idea di dove sia Khartoum. L'uomo è attento, ascolta, ma dal suo viso non traspare nessuna emozione, nessuna angoscia. Non fa nessuna domanda tra le mille che potrebbero venirgli in mente. E allora, per un attimo mi domando «ma che cosa stiamo facendo?», come me lo sono domandato mille volte nei mesi trascorsi al Centro Salam o nelle missioni in giro per questo continente. È forte la sensazione di essere entrato a forza nel mondo di questa persona e nella cultura di un Paese dove esiste un solo cardiologo, dove il nostro ospedale è l'unico ad avere acqua e luce garantita 24 ore al giorno, dove la denutrizione infantile è estremamente diffusa. L'impatto del nostro intervento per la vita di Kojo è grande, e forse quest'uomo davanti a noi non ha gli strumenti culturali per comprendere quello che cerchiamo di spiegargli. Può solo decidere di fidarsi. Questa sensazione dura poco. Quando finiamo di parlargli, troviamo in attesa per il controllo i bambini che abbiamo operato nei mesi passati.
Nella sala d'attesa c'è Joseph, 9 anni, a cui 2 anni fa avevo riscontrato una stenosi polmonare grave: è diventato uno splendido e robusto bambino, con una prospettiva di vita normale. C'è anche Victoria, alla quale una grave infezione aveva complicato una banale cardiopatia congenita, compromettendo parte del suo cuore, e che oggi è una ragazzina di 14 anni esplosa nella crescita. Sono certo che alla mia prossima missione a Goderich, in sala d'attesa troverò anche Kojo, finalmente guarito e con il solo pensiero di crescere. Anche Kojo ha diritto a essere curato.
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