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Emergency
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Replica agli argomenti dell'Espresso

 

Nonostante pretenda di essere informato, l'articolo pubblicato da L'Espresso sulla nomina della nuova Presidente di Emergency e subito ripreso da altre testate Ŕ basato su informazioni false.

L'avvicendamento delle cariche all'interno di un'associazione Ŕ sempre un momento difficile, ma le motivazioni sono molto chiare: non ci sono divergenze sulle idee e i valori fondanti di Emergency, ma diverse visioni organizzative e gestionali.

Inoltre:

 
  1. Il Consiglio direttivo di Emergency ha deciso di nominare presidente Rossella Miccio per la sua esperienza maturata nello sviluppo dei progetti umanitari dell'associazione e la sua competenza nell'ambito delle relazioni internazionali per consentire all'esecutivo, dopo anni che ne aveva ricevuto il mandato, di sviluppare la presenza di Emergency in campo internazionale.
  2. La questione dei contributi da parte di aziende non Ŕ nemmeno stata oggetto della discussione del Consiglio direttivo. Emergency non ha ricevuto soldi dalle aziende riportate nell'articolo e non li riceverÓ, anche in base a quanto previsto dal codice etico in uso. Tutte le entrate dell'associazione sono riportate dettagliatamente sul bilancio pubblicato sul sito http://www.emergency.it/bilancio.html e ovviamente non c'Ŕ traccia di alcun contributo proveniente da queste fonti. Non abbiamo mai preso soldi da ENI, Salini e/o Impregilo. Salini sta fornendo, e per questo li ringraziamo, una consulenza tecnica al team che sotto la guida di Renzo Piano sta lavorando con noi alla costruzione dell'ospedale in Uganda.
  3. Emergency riceve finanziamenti da alcuni dei governi dei Paesi in cui opera. Lo fa dal 2005. Soldi dai "poteri forti"? Non proprio: si tratta di contributi che i governi hanno deciso di concederci dopo anni di lavoro nel Paese, che dimostrano l'apprezzamento che le autoritÓ e le persone hanno del nostro lavoro e che mirano alla sostenibilitÓ del progetto in vista di un futuro passaggio di consegne delle strutture sanitarie alle autoritÓ del Paese.
  4. Al di lÓ del suo lavoro di chirurgo, Gino Strada Ŕ impegnato da sempre a promuovere una cultura di pace, prendendo posizioni sempre molto nette in difesa dei diritti umani. Il suo impegno gli Ŕ stato riconosciuto negli ultimi anni anche con premi internazionali, tra cui il Nobel alternativo. Gino Strada sta lavorando insieme a Emergency a una iniziativa culturale per l'abolizione della guerra: difficile pensare che possa essere il mandante dello snaturamento dell'organizzazione.
  5. E' svilente parlare di "fedelissimi del fondatore". L'associazione Ŕ gestita da persone che sono state scelte in base alle proprie competenze professionali e alla coerenza dimostrata nello sviluppo del "progetto Emergency" come lo intendevano i fondatori. Questo gruppo non deve la propria legittimazione a una presunta fedeltÓ a Gino Strada, ma ai risultati raggiunti. Negli ultimi 5 anni Emergency ha aumentato il numero di persone curate nel mondo da 5 milioni nel 2012 a oltre 8 milioni nel 2017, ha aperto pi¨ di 30 nuovi progetti in Italia e nel mondo tra cui il nuovo centro di eccellenza che stiamo costruendo in Uganda e ha ricevuto tanti riconoscimenti in tutto il mondo.
  6. Il direttivo al suo interno pu˛ sempre revocare cariche e poteri e riconoscerne di nuovi. Nel direttivo - su ventuno membri - dieci sono volontari che mettono il loro tempo e le loro competenze professionali a disposizione di Emergency gratuitamente. Non avrebbero nulla da perdere se il loro ruolo venisse messo in discussione.
  7. Non c'Ŕ nessuna ereditÓ di Gino Strada in ballo: questa non Ŕ un'associazione che si eredita ma di cui si fa parte per meriti e comunanza di intenti. Fortunatamente Gino Strada Ŕ ancora molto presente nella vita dell'associazione ed Ŕ intenzionato a continuare a esserlo.
 

(12 luglio 2017)