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Dalla prefazione dello storico americano Howard Zinn all'edizione in inglese del libro Pappagalli verdi:
 

Qui negli Stati Uniti, da quando sono successi i terribili eventi dell'11 settembre 2001, i giornali e la televisione sono pieni di notizie e discussioni sulla "guerra al terrorismo".

Prima c'è stata l'operazione militare in Afghanistan, che è stata pubblicizzata come una caccia ad Al Qaeda e ad Osama Bin Laden. Poi c'è stata l'invasione dell'Iraq, chiamata una campagna di "shock e paura", cui è stato dato il nome "operazione libertà duratura", come se si potesse
"shockare e impaurire" un paese per dargli la libertà. Questo paese ha dunque iniziato due guerre nel Medio Oriente e ha generato una enorme mole di discussioni. Ma in tutte queste analisi e in tutti questi commenti c'è stata una sconcertante e dunque imperdonabile omissione: un vero esame delle "conseguenze umane" di queste azioni. Mentre era in corso il bombardamento dell'Afghanistan, il New York Times ogni giorno mostrava immagini e corte biografie degli uomini e delle donne ­ quasi 3000 ­ che sono morti negli attacchi dell'11 settembre. In questo modo c'è stata una presa di coscienza dell'esistenza di creature umane dietro alle statistiche.

Ma non c'è stata un'uguale presa di coscienza delle creature umane morte sotto i bombardamenti americani in Afghanistan, o colpite o mutilate negli attacchi da parte della maggior potenza del mondo contro un piccolo paese già devastato da 10 anni di guerra.