Lashkar-gah, Cronologia di nove giorni di ingiustizia

10 aprile Alle 16.30 ora afgana - le 14 in Italia - uomini della polizia e dei servizi di sicurezza afgani irrompono nel Centro chirurgico di Emergency a Lashkar-gah, nella provincia meridionale di Helmand. Con loro, lo mostrerà un video dell’operazione pubblicato qualche ora dopo da Associated Press, ci sono militari inglesi; ai soldati britannici è affidato il controllo della provincia di Helmand nell’ambito della missione Isaf. Il coordinatore medico dell’ospedale di Lashkar-gah Matteo Dell’Aira, il coordinatore del Programma Afganistan Marco Garatti e il logista Matteo Pagani vengono prelevati dai militari e portati in un luogo sconosciuto insieme a sei lavoratori afgani dell’ospedale. Emergency cerca immediatamente di mettersi in contatto telefonico con i suoi collaboratori: al telefono risponde una persona che si qualifica come ufficiale delle forze armate britanniche che dice che gli italiani stanno bene, ma che non è possibile parlare con loro. Né le autorità afgane, né i rappresentanti della coalizione internazionale si mettono in contatto con Emergency per spiegare le ragioni del prelevamento degli operatori umanitari. È solo attraverso alcune agenzie di stampa che si apprende che i membri dello staff di Emergency sarebbero sospettati di un complotto per uccidere il governatore della provincia di Helmand. Le accuse, vaghe e incoerenti, arrivano dal governatore e soprattutto dal suo portavoce. Il video dell’operazione mostra il ritrovamento nel magazzino dell’ospedale di alcune scatole contenenti armi ed esplosivi. Più tardi si verrà a sapere che, durante la mattinata del 10 aprile, a causa di un allarme bomba tutto lo staff internazionale di Emergency aveva lasciato l’ospedale per circa 45 minuti. Inoltre, il volo della linea aerea Pamir che quella stessa mattina avrebbe dovuto riportare Marco Garatti a Kabul era stato inspiegabilmente cancellato poco prima della partenza. Gli altri cinque membri internazionali dello staff di Emergency, che erano a casa al momento dell’irruzione, non possono più rientrare in ospedale perciò Emergency decide di rimettere la responsabilità delle attività svolte nella struttura alle autorità afgane.

11 aprile L’ambasciatore italiano a Kabul Claudio Glaentzer incontra i tre operatori di Emergency prelevati dall’ospedale di Lashkar-gah, trovandoli in “buone condizioni”. Sono detenuti in una struttura del National Directorate of Security (NDS, i servizi segreti afgani), nella regione di Helmand. NDS, che risponde direttamente al Consiglio nazionale di sicurezza e in ultimo, quindi, al presidente Karzai, è oggetto di continue denunce da parte di organizzazioni internazionali come Human Rights Watch e Amnesty International per ripetute violazioni dei diritti umani e per l’inosservanza delle garanzie legali stabilite a favore dei fermati dalla legge vigente in Afganistan. Media afgani e internazionali riportano le accuse di complotto del governatore di Helmand e attribuiscono ai tre un coinvolgimento nell’uccisione di Adjmal Naqshbandi, l’interprete del giornalista Daniele Mastrogiacomo rapito dai taliban nel 2007. Saranno i fatti – nessunodei tre era in Afganistan in quel periodo – e lo stesso Mastrogiacomo, in una lettera pubblicata da Repubblica il 12 aprile, a smentire questa accusa. Per sollecitare l’attenzione dell’opinione pubblica, Emergency lancia un appello sul proprio sito: IO STO CON EMERGENCY. In 4 giorni, l’appello sarà firmato da 400 mila persone.

12 aprile A due giorni dall’irruzione nell’ospedale, né Emergency, né i familiari dei fermati hanno notizie sulle loro condizioni di salute e sulle accuse a loro mosse da parte delle autorità afgane. Le uniche notizie a disposizione giungono ancora dal portavoce del governatore della provincia di Helmand, che non parla a nome né della polizia, né dei servizi segreti, né di nessun’altra istituzione che abbia autorità sul caso. Media internazionali lanciano la notizia della confessione di uno dei tre fermati. Dopo poche ore il portavoce del ministero dell’interno di Kabul smentisce la notizia. Subito dopo, anche il portavoce del governatore di Helmand Dahoud Ahmadi dichiara: «Non ho mai accusato gli italiani di Emergency di essere in combutta con al Qaeda: ho solo detto che Marco Garatti stava collaborando e rispondendo alle domande». In Italia la mobilitazione a favore di Emergency e dei suoi operatori è evidente fin dai primi giorni. L’associazione organizza una manifestazione a Roma per sabato 17 aprile per chiedere la liberazione dei suoi collaboratori detenuti illegalmente e in violazione dei diritti umani fondamentali. La manifestazione non è di carattere politico: Emergency invita i cittadini a partecipare con uno straccio bianco di pace e non con bandiere e simboli di partito.

13 aprile I cooperanti di Emergency rimasti a Lashkar-gah dopo l’irruzione in ospedale raggiungono Kabul. In seguito alle operazioni che hanno portato al prelevamento di Marco Garatti, Matteo Dell’Aira e Matteo Pagani, lo staff era rimasto confinato nell’abitazione degli internazionali in città. Nonostante siano scadute le 72 ore previste dalla legge afgana per il fermo di polizia, non si hanno notizie di Matteo Dell’Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani e degli altri lavoratori di Emergency. Non risulta che sia stata ancora formulata alcuna accusa a loro carico né che siano stati indicati i diritti a loro tutela,compresa la possibilità di nominare un avvocato difensore.

14 aprile Voci non ufficiali danno per vicina la liberazione di almeno uno dei tre operatori italiani.

15 aprile Matteo Dell’Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani vengono trasferiti a Kabul. In seguito alle numerose adesioni, la manifestazione di sabato 17 viene spostata da piazza Navona a piazza San Giovanni.

16 aprile L’ambasciatore italiano incontra nuovamente i tre operatori.

17 aprile Alla manifestazione di Roma partecipano circa 50.000 persone che chiedono la liberazione dei membri dello staff di Emergency. Sul palco i familiari, Gino Strada, Cecilia Strada, medici di Emergency, Fiorella Mannoia, Nico Colonna, Moni Ovadia, Diego Cugia, Lella Costa, Vauro, Daniele Silvestri, Niccolò Fabi, Paola Turci, Casa del vento.

18 aprile Alle 13.30 ore afgane, Matteo Dell’Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani vengono accompagnati presso l’ambasciata italiana a Kabul e poi finalmente a casa. Non è stato possibile formulare alcuna accusa nei loro confronti: sono liberi perché «completamente innocenti». I 6 collaboratori afgani di Emergency sono ancora trattenuti dai servizi di sicurezza.

19 aprile I tre italiani fanno ritorno all’ospedale di Kabul ed Emergency, insieme all’ambasciata italiana, organizza il viaggio di rientro in Italia.

21 aprile I tre operatori di Emergency arrivano in Italia dopo un viaggio più lungo del previsto: dopo aver fatto scalo a Dubai e da lì a Francoforte, a causa della chiusura degli aeroporti del nord Europa i tre affittano un’auto per tornare in Italia.

28 aprile Cinque dei sei operatori afgani di Emergency ancora trattenuti dall’NDS vengono rilasciati per mancanza di prove a loro carico. Rimane in stato di fermo un dipendente afgano sul quale proseguono le indagini.

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