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Fiocco rosa a Lashkar-gah

 
"Giorgia" e il nostro staff medico
"Giorgia" e il nostro staff medico

18 settembre Si chiama Ridigul, ha trent'anni ed è stata ferita dall'esplosione di una mina nel distretto di Grishk. Il marito l'ha trasportata subito al nostro Posto di primo soccorso, dove i nostri infermieri l'hanno stabilizzata e trasferita in ambulanza al Centro chirurgico per vittime di guerra di Lashkar-gah.

Fin qui sembra la cronaca di una "normale" giornata di lavoro a Lashkar-gah. Ma Ridigul è incinta di otto mesi e una delle tante schegge che l'hanno colpita si trova a pochi centimetri dal bambino.
Le facciamo un'ecografia prima di entrare in sala operatoria: il bambino è vivo.

I nostri chirurghi si preparano per una laparotomia e, inaspettatamente - questo è un Centro di chirurgia di guerra - un parto cesareo.
Durante l'operazione, in sala come in tutto l'ospedale, regna il silenzio: temiamo che il bambino abbia riportato dei danni. C'è anche un po' di ansia: può sembrare strano, ma quando sei abituato a curare vittime di guerra tutti i giorni, un parto diventa un evento straordinario, quasi spiazzante.

A un certo punto, sentiamo un pianto percorrere i corridoi fino alle cucine. Non è un pianto di dolore, come spesso siamo abituati ad ascoltare in queste corsie, ma quello di una nuova vita.
Giorgia, come l'ha chiamata affettuosamente il nostro personale, sta bene ed è già attaccata al seno della sua mamma.

 
 
"Giorgia"
"Giorgia"

1 ottobre "Giorgia" e la madre sono state dimesse oggi e stanno entrambe molto bene. Durante i primi giorni di permanenza in ospedale, quando la madre non era ancora in grado di prendersi cura di lei a causa delle ferite, la piccola è stata "adottata" dal nostro personale femminile. Hanno portato latte in polvere, olio di mandorla, talco e vestitini, e ciascuna di loro dava consigli in base alla propria esperienza.
Era ormai diventata una nostra consuetudine passare a salutare la piccola prima del giro di visite mattutino, informarsi su come avesse trascorso la notte e su quanto avesse mangiato.

Giorgia, vittima di guerra ancor prima di nascere, ora è tornata a casa. Intanto noi continuiamo il nostro lavoro qui al Centro chirurgico e il ricordo di quella notte così emozionante non ci lascerà mai.


(Lorenzo, logista di Emergency a Lashkar-gah)

 
 

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